Riflessione n° 95
(12-12-2023). Chiesa cattolica, remissione dei peccati, Umanesimo.
Riflessione n° 94
(10-12-2023). Educazione sentimentale a scuola? Niente di più sbagliato
Riflessione n° 93
(22-11-2023) Giulia e Filippo Patriarcato e ignoranza. (Aggiornamenti del
25 e 26-11-2023)
Riflessione n° 92
(21-11--2023). Il microcosmo famiglia non si allinea più col macrocosmo
società.
Riflessione n° 91
(5-11--2023). Falso progresso dell’umanità se imposto per via muscolare
Riflessione
n° 90 (10-10-2023). Occidente in decadenza?
Riflessione n° 89
(7-10-2023). Alle corte! La vicenda del giudice Apostolico ed epigoni è una
avvilente questione di professionalità
Riflessione n° 88
(30-9-2023). Il partito “Forza Spread!” compie 12 anni.
Riflessione n° 87
(27-9-2023) Ancora sui bassi salari. Una informazione curiosa
Riflessione n° 86
(23-9-2023) Notarelle a margine del Regolamento di Dublino III (2013)
Riflessione n° 85
(24-8-2023). Occidente in crisi di identità. decadenza alle porte?
Riflessione n° 84
(30-7-2023). I CUP: Comunisti di unità papalina.
Riflessione n° 83
(26-7-2023). Intelligenze politiche in Italia ed in Spagna.
Riflessione
n° 82 (27-6-2023). Il PD e gli analfabetismi estremisti di ritorno. Si
riaprano i corsi alle Frattocchie.
Riflessione n° 81 (19-6-2023). Pericoli e problemi da
uso inappropriato e/o predatorio di sistemi di I.A. Accortezze ed alcune
possibili soluzioni.
Riflessione n° 80 (11-6-2023). “Come organizzare un
partito politico?” Ho giocato per un’oretta con la I.A. E’ venuto fuori un
documento interessante. Potrebbe essere utile alla segretaria del PD Schlein?
Riflessione n° 79 (8-6-2023). Migrazioni. Le basi per
affrontare (seriamente!) il problema.
Riflessione n°78 (7-6-2023) Elementi di analisi
marxiana recuperati ahumm….ahumm….
Riflessione n°77 (6-6-2023). Elly e le candeline
dell’avvenire.
Riflessione n°76 (28-5-2023). Riscaldamento globale e
sue cause
Riflessione n°75 (23-5-2023).Il primato della
“persona”. All’Indice le “etnie”!
Riflessione n°74 (16-5-2023) L’Intelligenza Artificiale
non potrà mai avere intuizioni. Forse.
Riflessione n°73 (9-5-2023) Ponte sullo stretto:
preoccupazioni.
Riflessione n°72 (3-5-2023). GPT e problemi di sistema
delle relazioni umane.
Riflessione n°71 (21-3-2023). Ricollocamento migranti
nei paesi UE. Come i millesimi di un condominio e obbligatorio.
Riflessione n°70 (19-3-2023) Autovetture. Comparazione
di inquinamento ed emissione di CO2.
Riflessione n°69 (11-3-2023). I furbastri della Banda
Bassotti di Dublino.
Riflessione
n°68 (27-2-2023) Meglio la Schlein
Riflessione
n°67 (19-2-2023). Superbonus con i miei soldi! Uno scherzetto tra governi?
Riflessione
n°66 (1-2-2023) Auto elettrica. Non piace agli Italiani, ma avremo
colonnine di ricarica sovrabbondanti.
Riflessione
n°64 (25-1-2023) Case green. Iniziativa UE da condannare, ma un po’ di
conoscenza della situazione non guasta
Riflessione n°64(21-1-2023) Il giornale.
Strumento di informazione della prima metà del scorso secolo.
Riflessione
n°63 (15-1-2023). Alimentazione e civiltà.
Riflessione
n°62 (14-1-2023). Cambiamenti climatici e azioni dell’uomo
Riflessione
n°61 (6-1-2023) Microcosmo famiglia e macrocosmo società.
Riflessione
n°60 (6-1-2023) Migranti. I nostri buonisti proprio non ci riescono!
Riflessione
n° 59 (3-1-2023). Embedded. A loro insaputa?
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Riflessione
n° 95 (12-12-2023)
Chiesa
cattolica, remissione dei peccati, Umanesimo.
A volte, prima
di addormentarmi, faccio un giro in radio per vedere se le stazioni da me più
frequentate (Radio radicale, Radio 24, Radio Maria, Radio Tre) trasmettano
programmi interessanti. Considero di buon livello molti servizi
di Radio Maria, dove seguo alcuni conferenzieri (religiosi e
laici) di eccellente levatura. Imperdibili le riproposizioni, ancora oggi,
delle TAC culturali che un giovane monsignor Ravasi, negli anni '80, ha
fatto dei libri della Bibbia.
Da Radio Maria,
due informazioni per me importanti.
La prima.
Una sera un (bravo) conferenziere religioso stava
affrontando il tema relativo alla "remissione dei peccati", potere
concesso da Cristo, secondo la Chiesa, ad apostoli e (soprattutto) ai
loro successori. Ne ho ricavato una informazione completamente nuova
per me: nei primi secoli dopo Cristo, la remissione dei peccati mortali
(mortali) era un potere esercitabile una sola volta nel corso della vita a
favore di un uomo/peccatore. Per questo si cercava di rinviare continuamente
la richiesta di assoluzione dai peccati mortali, fino agli ultimi istanti di
vita, fino all'estrema unzione. Pensate che cosa abbia potuto significare una
possibilità del genere in una società terrorizzata dalla dannazione eterna da
scontare all'inferno se non avesse potuto "utilizzare" quel potere
di intervento e conseguente aiuto salvifico messo a disposizione dei
peccatori dalla Chiesa.
Ad un certo
punto della sua storia, però, la Chiesa decise - con argomentazioni
teologiche - che Cristo non intendeva limitare l'esercizio della
remissione ad una sola volta nella vita di un peccatore, ma tutte le
volte decise dal confessore ( più o meno ben disposto o reso tale ). Il
potere ecclesiastico sull'uomo aumentò a dismisura.
La seconda.
Altri interventi mi hanno confermato l'avversione della chiesa
cattolica e della cultura di riferimento nei confronti dei principi promossi
dall'Illuminismo contro la religione: assenza delle verità di fede,
opposizione drastica contro i dogmi ecc. Reazione comprensibile e
intellettualmente accettabile e da discutere.
Alcune
settimane fa, però, ho avuto modo di seguire una conferenza
(disgraziatamente non ricordo il nome dell'intervenuto) in cui si
avanzavano valutazioni negative non solo sui principi propri del secolo
dei lumi, ma anche nei confronti dell'Umanesimo. In altri termini, aver
voluto rimettere l'uomo al centro, ha scalzato Dio da quel centro,
compromettendo in tal modo tutta la sovrastruttura teologica medievale e
permettendo all'Uomo di tenere la schiena dritta anche parlando della
divinità: la società ne sarebbe stata disarticolata.
Secondo il
conferenziere e la chiesa cattolica, le conseguenze dell'Umanesimo (crogiolo
del Rinascimento) risultarono funeste per l'intera società. La reazione
all'Umanesimo porterà all’ irrobustimento del tribunale dell'Inquisizione
e alla controriforma (Marco Pannella amava sostenere che in Italia la
chiesa cattolica procedette ad una controriforma senza aver mai avuto la
riforma).
Non pensavo che
quelle posizioni sull'Umanesimo fossero supportate ancora oggi.
Non sono
credente, ma l'informazione sulla remissione dei peccati, non più una tantum,
come era invece nei primi secoli, e l'avversione per i principi ispiratori
dell'Umanesimo, mi hanno fatto molto riflettere sulla religione cristiana.
Sebbene essa sia una religione rivelata (a tutti gli uomini), ha ceduto alle
costruzioni sovrastrutturali di teologi, cristologi, mariologi, dottori della
chiesa, dimenticando che proprio la rivelazione poneva al primo posto i
poveri di spirito, perché loro sarebbero stati i primi ad entrare nel
regno dei cieli.
Costruzioni in
grado di creare sovrastrutture tali da mutare nel tempo quei principi e quei
valori che si vorrebbero immutabili perché rivelati direttamente da Cristo a
tutti gli uomini e non perché "raggiunti" da professionisti di
teologia in grado di procedere a sottili ragionamenti filosofici.
Un esempio:
oggi la chiesa di Bergoglio intende perdonare, evitandogli in tal
modo le pene dell'inferno, anche chi è stato scomunicato, chi cioè si è
messo in stato di "fuoriuscito dalla comunità del popolo di Dio"
per aver violato i sacramenti. In altri termini, lo stesso peccato ha
condannato alle pene dell’Inferno un peccatore di cento anni fa ma risulta
del tutto inutilizzabile – perché depenalizzato - per la condanna di un
peccatore del terzo millennio.
Penso ai
divorziati.
A San Pietro
andrebbe somministrato un urgente corso di aggiornamento sulle nuove
posizioni della teologia gesuitica bergogliana, al fine di permettergli di
svolgere con consapevolezza il suo ruolo di portiere.
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Riflessione
n° 94 (10-12-2023)
Educazione
sentimentale a scuola? Niente di più sbagliato.
Quanti si
rendono conto della castroneria che si sta realizzando a danno dell'umana
intelligenza?
Il modo di comportarsi
con gli altri, maschi o femmine che siano, si acquisisce fin dalla culla
osservando i comportamenti dei membri della famiglia. Sono questi che
forniscono le fondamentali basi personali in grado di farci entrare in
società (scuola, lavoro) "sapendoci comportare". E' il
comportamento di ciascun membro della famiglia ad essere di esempio per il
piccolo, suggerendo un modo di fare e di agire prima personale e poi
interpersonale.. Pensare che sia sufficiente fare una lezioncina di
educazione comportamerntale (l'educazione sentimentale è una branca avanzata
di questa) di un'ora a settimana, significa ritenere che i primi anni di vita
di un bambino in ambito familiare siano del tutto inutili. Chi ritiene che
questa affermazione sia vera, riterrà che sia sufficiente leggere un libretto
in classe per sopperire alla mancanza di esempio familiare, una preziosità,
questa, sempre più trascurata soprattutto da genitori distratti e assenti.
Sapete perché
alcuni gattini salgono su un albero e non sanno più scendere? Perché non
hanno mai avuto l'occasione di vedere la madre scendere da un albero
rinculando sorretta dalle unghie aggrappate alla corteccia. E' lo stesso
processo acquisitivo di un bambino che vede il padre alzare le mani sulla
madre: quel bimbo considererà normale quel comportamento e sarà difficile
recuperarlo con lezioni scolastiche.
Da tutto ciò
deriva che le lezioni di educazione comportamentale (e poi sentimentale)
devono avere come discepoli non i bambini, ma i genitori, cioè coloro che,
con il loro comportamento quotidiano, con la loro condotta interpersonale,
col loro contegno, con il loro atteggiamento, con la loro autorevolezza (se
c’è), instilleranno nel figlio un corretto costume, prima personale e poi
sociale.
In troppi casi
i genitori di turno non sono all'altezza del compito che (naturalmente?)
dovrebbero rivestire, per cui il loro "fare gli amici" dei figli
tacita la loro coscienza e si sostituisce alla loro incapacità di educatori.
In troppie
famiglie i genitori sono dei followers dei figli invece che dei maestri di
vita.
Per essi vale
sempre la regola: " Se ti bocciano, papà ricorre al Tar!".
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Riflessione
n° 93 (22-11-2023)
Giulia
e Filippo. Patriarcato e ignoranza.
In una società contadina il
patriarcato era funzionale al buon andamento della famiglia. Il
"patriarca", cioè il maschio più vecchio, era quello che sapeva di
più dell'arte della coltivazione. Aveva più primavere sulle spalle e
l'esperienza accumulata in decenni di attività agricola ne faceva una
preziosità. La società patriarcale (contadina) era maschilista perché ai
maschi erano affidate tutte le azioni necessarie per la coltivazione dei
campi, essendo le incombenze femminili solo di supporto. Quindi si "investiva"
sui maschi, ai quali si insegnava l'arte. Le femmine erano infatti destinate
a cambiar famiglia quando si sposavano. Ad esse era destinata una semplice
dote. I figli maschi restavano in famiglia e costituivano la pensione per i
più vecchi, in primo luogo del patriarca.
Quindi, in una famiglia
patriarcale era funzionale alla sopravvivenza il rispetto del patriarca, di
cui non era messa in discussione l'autorità, confondendosi questa con
l'autorevolezza.
Nel breve volgere di mezzo
secolo la nostra società si è trasformata da contadina ad industriale, con un
ribaltamento radicale dei ruoli. In essa sono i più giovani a "saperne
di più", essendo le conoscenze dei vecchi (operai) superate dal progresso
tecnologico.
Quindi, dire oggi che il maschio
prepotente e violento è figlio della cultura patriarcale è una castroneria
culturale. Chiediamoci: chi ha ereditato il ruolo del patriarca nelle
famiglie induastriali? Chi acquisice un ruolo preponderante nell'educazione di
figli? Senza ombra di dubbio possiamo dire che quel ruolo è stato acquisito
dalla femmina anziana della famiglia. E se questa non è sufficientemente
intelligente e capace, se cioè, invece fare la "mamma" diventa una
"momma", alleverà figli fondamentalmente disadattati, soprattutto
se maschi. Il padre? E' ormai del tutto assente, soprattutto nel campo
educativo. Essendo di questo consapevole, il genitore maschio tende a
sopperire alle sue mancanze con il soddisfare ogni desiderio dei figli: e se
la società, come la scuola, "si mette di traverso" reagirà contro
di essa difendendo ogni castroneria commessa dai figli. Questo è
l'insegnamento che, in troppe famiglie, viene scodellato ai
figli.
Dare, quindi, la colpa dei
femminicidi ad atteggiamenti patriarcali è indice di ignoranza e di non
approfondimento delle cause dei mutamenti - anche antropologici - intervenuti
nel passaggio da società contadina a società industriale e - oggi - post industriale.
Se di colpe vogliamo parlare, esse sono imputabili alla scarsa intelligenza
di genitori che, invece di educare la prole, riscatta la sua assenza in
materia ritagliandosi un ruolo di "amico".
Quando nella società contadina si
innestò la scolarità, proprio il patriarca, consapevole della sua
impossibilità di competere col "maestro" diventò il miglior suo
alleato. Era cosciente del fatto che se il figlio avesse studiato, avrebbe
avuto una vita migliore della sua.
Col grande abbandono del ruolo
di educatori da parte dei genitori (risalente agli anni '70 del secolo
scorso) , l'alleanza famiglia-scuola venne meno. Venna a mancare ai giovani
l'allenamento alla vita vera, che solo la scuola e dei genitori intelligenti
potevano offrire.
"E se ti bocciano,
ricorriamo al TAR"
Mi auguro che l'ignoranza sia
sempre più emarginata da questa società.
La cultura non è come il
coraggio manzoniano: chi non ce l’ha, se la può (faticosamente) dare.
AGGIORNAMENTO DEL 25 e
26-11-2023
25-11-2023 Il Tempo. Otto e mezzo, Cacciari spiazza Gruber:
"La famiglia patriarcale non esiste più da 200 anni"
Patriarcato e appiccicatismo culturale.
Confondono
la famiglia patriarcale (tipicamente contadina) con quella in cui domina un
“padre padrone”.
Ma il dramma
della famiglia attuale (in grado di produrre i Filippo) deriva dalla
assoluta assenza del senso di autorità, del rispetto delle regole, delle
conseguenze penalizzanti se quelle regole vengono violate.
Al
contrario, nella famiglia patriarcale (ormai inesistente) o in quella in cui
domina un maschio padrone, il senso dell’autorità, della norma da rispettare,
delle conseguenze se quella norma si viola è presentissimo, tanto da
risultare spesso devastante, fino a generare cittadini consapevolmente
fuorilegge.
Dovremmo
essere più accorti nel fornire a cittadini non molto preparati parole
d’ordine derivanti da pressappochismo culturale. Perché poi iquei cittadini
le trangugiano e ne fanno una caratteristica identitaria che va a colmare,
appunto, il vuoto di identità che il basso livello culturale impone da
alcuni decenni.
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Riflessione
n° 92 (21-11--2023)
Il
microcosmo famiglia non si allinea più col macrocosmo società.
Il microcosmo famiglia non è più
comparabile col macrocosmo società e non si allinea più con questo. La
famiglia non insegna più ai piccoli a prendere le misure nei confronti
dell'autorità, inizialmente in ambito familiare. Non fornisce più loro modelli
comportamentali. I giovani quindi non hanno il senso del superamento delle
regole, tanto meno delle conseguenze di esso con il formalizzarsi
dell'autorità che quelle regole deve far rispettare. La famiglia mantiene i
figli in ambiente ovattato e (fintamente) protetto proprio contro la società
che, invece, reagirà al superamento delle norme che si è data. E finché può,
questo tipo di genitori si ergerà a protettore contro le" ingiuste
violenze della società". Ma a quel punto i giovani cittadini, usciti
dalla famiglia e entrati in società, non hanno modelli di comportamento in
grado di far loro superare i momenti difficili, la cui esistenza è
accuratamente nascosta dalla famiglia e di cui è - secondo questi genitori -
responsabile proprio la società, dalla cui cattiveria e dai cui pericoli
occorre difendersi
Inoltre ai piccoli manca il
senso della responsabilità personale perché l'autorità genitoriale, del tutto
assente, ha giustificato ogni loro comportamento. La mancanza del senso di
responsabilità personale, acquisibile da piccoli in famiglia,, non permette
alla società, di cui la scuola costituisce una palestra in cui fare
preatletica, di instillare nei futuri cittadini il senso della
responsabilità collettiva e sociale.
Questa rottura dell'alleanza
naturale tra famiglia e scuola e quindi tra famiglia e società, sta creando
dei giovani disadattati: la loro vita sociale sarà problematica.
Insomma, se in famiglia
non ti insegnano fin da piccolo ad usare e gestire il cervello ed il
cuore, da grande non puoi che cercare di sopravvivere usando i
muscoli e la violenza.
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Riflessione n° 91
(5-11--2023)
Falso progresso
dell’umanità se imposto se per via muscolare
Io credo che il progresso
dell'umanità sia il risultato di competizioni tra modelli di vita,
comportamentali, di educazione delle generazioni future. Fino ad oggi, quelle
competizioni per valutare la superiorità di un modello antropologico su
altri, si sono realizzate in ambiti cruenti: violenze, invasioni,
sottomissioni, aggressioni, legge del più forte, colonizzazioni. Questo ha
creato falsi progressi, con periodi di regressione e decadenze profonde e di
lunga durata. A mio avviso la competizione per il progresso si deve svolgere
in ambito pacifico e su basi volontarie, senza, cioè, alcuna violenza
prevaricatrice mirante ad imporre punti di vista sorretti da muscoli. Quindi,
ben venga la difesa di ciò che riteniamo positivo per l'uomo, di ciò che
mettiamo in gioco confrontandolo con quello proposto da altri. E se altri
cercano di imporre il loro modello usando i muscoli brigantescamente,
dobbiamo ricorrere all'adagio di Pertini: "A brigante,
brigante e mezzo!".
Dall’alto del nostro dominio di
fatto su altri popoli, ci comportiamo in modo sbagliato,
paternalisticamente, da razzisti: concediamo, benignamente e per finzione, ad
altri modelli la parità qualitativa. Li mettiamo al livello dei nostri
risultati di civiltà antropologica, consolando in tal modo il nostro
complesso di colpa per aver usato, fino ad oggi, i muscoli per promuovere i
nostri.
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Riflessione
n° 90 (10-10-2023)
Occidente
in decadenza?
Continuo ad avere il
sentore di una decadenza dell'Occidente: ci stiamo costruendo una torre
d'avorio che ci isoli dal resto del mondo? Sarebbe la nostra fine e quella
dei valori creati in secoli di elaborazioni e contrasti anche cruenti! La nostra
civiltà è armata di un setaccio infallibile: trattenere e proteggere
ciò che - a nostro avviso - è da considerarsi "buono" per l'uomo,
mortificare e cassare ciò che, per l'uomo, consideriamo "cattivo".
A tal proposito, la
capacità di reazione, cioè la nostra resilienza, deve prendere in
considerazione gli insegnamenti di due maestri: Marco Pannella e Sandro
Pertini.
Quando Pannella veniva
qualificato come pacifista, si inalberava: lui non era un
"pacifista" ma un "non violento". Ogni sua azione era
caratterizzata dalla non violenza, ma, in caso di aggressione violenta,
considerava giusto reagire con altrettanta violenza.
Più energica la reazione
di Pertini. Aveva un adagio della sua terra per definire la qualità delle sue
reazioni: "A brigante, brigante e mezzo!". In caso di aggressioni
brigantesche nei suoi confronti, avrebbe reagito con azioni ancora più
brigantesche di quelle dell'aggressore.
Abbiamo perso questi
insegnamenti. Oggi, in caso di aggressione violenta, l'Occidente
"deve" reagire paternalisticamente da pacifista; in caso di
aggressioni brigantesche deve assumere reazioni gentili e comprensive, altro
che "brigante e mezzo"! Ma, per altri versi, questo
atteggiamento non fa altro che perpetuare gli errori e gli orrori di cui si
sono rese responsabili molte nazioni occidentali alcuni secoli fa, procedendo
con azioni violente nei confronti di altri popoli attraverso il colonialismo.
Questo atteggiamento
"buonista" lascia in bocca un retrogusto sovranista e
razzista: noi abbiamo capito tutto e dobbiamo evangelizzare il resto del
mondo con i nostri principi, anche autodanneggiando noi stessi e la nostra
gente. Cioè, invece di competere con le visioni esistenziali e antropologiche
di altri popoli, per migliorare continuamente grazie ad una continua
concorrenza di atteggiamenti (si chiama: progresso), abbiamo deciso che
i nostri sono i migliori possibili per tutte le genti di questo pianeta e,
graziosamente da superiori, concediamo agli altri - considerati inferiori
- la possibilità e il tentativo di imporci i loro: tolleriamo gli
intolleranti, trattiamo umanamente i disumani, comprendiamo con benevolenza
la violenza degli altri.
Questo
cattolicesimo deteriore che, dopo il peccato (il colonialismo), deve
prevedere il pentimento e, soprattutto, il castigo e la croce (la situazione
di oggi è tutta colpa dell’Occidente!), è tipico non di competitori che,
armati del setaccio antropologico di cui sopra, sono alla ricerca del bene
dell’uomo. E’, al contrario, peculiare di chi si erge ad
evangelizzatore di poveri ignoranti di rango inferiore che, con
benevolenza ma falsamente, dice di voler considerare di pari livello.
Ecco l'inizio della nostra
decadenza.
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Riflessione
n° 89 (7-10-2023)
Alle
corte! La vicenda del giudice Apostolico ed epigoni è una avvilente questione
di professionalità
Capisco
che chi ha meno di 60 anni questo problema non riesca neanche a comprenderlo.
Ormai da tempo la qualità della “produzione intellettuale” di questo paese è
talmente bassa da non risultare più classificabile tra le cose da apprezzare.
Chi ha più di 60 anni è ancora in grado di distinguere l’atteggiamento
“professionale” da quello “pressappochista” delle persone con cui viene
a contatto. Il professionista è colui che ama far bene il proprio “lavoro”,
al quale si applica con serietà, scienza e coscienza. Praticamente vive della
considerazione che gli altri hanno di lui, delle sue qualità professionali,
riflesse nella vita che conduce giorno per giorno. Questa sua immagine si
conquista (si conquistava) con anni di applicazione e studio, di cura nei
comportamenti e negli atteggiamenti.
Oggi
i “professionisti” sono in via di estinzione. Questa loro precarietà
esistenziale obbliga i cittadini a diventare sempre più “di bocca
buona”. Comunque si spera di non incappare in un medico che fa sì che
il tuo malanno non si aggravi ma che comunque si cronicizzi; nel meccanico
che ti stringe una vite, ma te ne allenti un’altra; nell’avvocato che non
baratti la tua causa per favorire un collega, che ricambierà con gratitudine.
Il
declino è evidente anche in magistratura: nessuno può più pretendere
professionalità da un magistrato. E allora ci si accontenta nascondendosi
dietro la considerazione: meglio che si conoscano la fede politica, le
attività militanti e le inclinazioni all’attivismo partitico del giudice. E
in genere ci si obbliga alla bocca buona concludendo con l’apprezzamento per
il comportamento alla luce del sole della giudice Apostolato. Purchè
però la smetta di mimetizzarsi cancellando infantilmente le sue caratteristiche
umane su FaceBook. Insomma si pretenda che almeno non si censuri, rendendoci
il giudizio difficile. Per concludere, se non si può più pretendere
professionalità, almeno ci facciano sapere “onestamente” e chiaramente
chi sono!
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Riflessione n° 88 (30-9-2023)
Il partito
“Forza Spread!” compie 12 anni.
Aperte
le iscrizioni al partito “Forza Spread!”
Poveracci,
bisogna capirli! Abituati a governi che durano un anno e mezzo, dopo un anno
cominciano ad avere crisi di astinenza e si agitano sperando in un intervento
delle “alte autorità”. Non vogliono capire che, per cambiare governo,
occorrerà aspettare la fine della legislatura, cioè il 2027. Certo, sognano
la possibilità che si ripetano le vicende del 2011, quando - coi favori del
presidente Napolitano – il governo Berlusconi fu giubilato tra le risatine di
Merkel e Sarkozy. Ma allora i detentori esteri avevano in portafoglio oltre
il 43% del nostro debito. Oggi, non detengono più dell 27
%. Non so se, questa volta, il presidente Mattarella avrà
gli stessi atteggiamenti e la stessa faccia del predecessore. Soprattutto non
so se troverà sponde internazionali, visto che tutte le forze di governo dei
27 sono sub iudice per via delle prossime elezioni. Comunque, gli appoggi
internazionali al partito “Forza Spread!” hanno una gran fretta: dopo le
elezioni di giugno 2024, Bruxelles potrebbe cambiare fisionomia, quindi
pensano di dover agire contro l’Italia prima di quella data.
Quanto
al presidente Mattarella è vero che molte delle sue ultime uscite sono
tipiche non di un super partes ma di chi ha accolto l’invito ad una estate
militante, risolvendosi in affermazioni tipiche di un simpatizzante di un
partito, il PD, oggi a corto di neuroni. Anche nei concetti sottostanti cerca
di non far fare brutta figura alla Schlein esprimendoli in un italiano un po’
così: “La vita sociale dell’Italia aspira ad essere, e deve
essere sempre di più [aspira ad essere o deve essere? NdR], quella coesa della comunità, una vera comunità
composta da persone ciascuna diversa da ogni altra, tutte con eguale dignità,
con talenti differenti, con differenti creatività. A Castelporziano si cerca
di fornire un contributo di questa preziosa e necessaria direzione con una
testimonianza di amicizia”.
Venghino…venghino…
non c’è trucco, non c’è inganno….faccino la loro iscrizione al Partito dello
Spread! Tessera n°1 Debenedetti; tessera n° 2 Elkan; tessera n° 3 Giannini
(La Stampa); tessera n° 4 Molinari (La Repubblica).
Nel
frattempo la linea del PD sta diventando una microlinea e incide sempre
più in piccolo: non sa andare oltre le critica alla pesca di EsseLunga.
Con uno sforzo sovrumano,
la Schlein sta cercando di capire il da farsi: “Mi si nota di più se mi
iscrivo prima di chiedere all’armocromista o se mi iscrivo dopo?”
Ecco il link che fornisce
il livello dello spread (italia-Germania a 10 anni) in tempo reale:
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Riflessione n° 87 (27-9-2023)
Ancora sui
bassi salari. Una curiosità
Ho postato in un
social la domanda che segue, nel tentativo di approfondire le motivazioni che
hanno portato l’Italia ad avere salari molto più bassi che in altri paesi, al
punto che in 30 anni il reddito dei nostri lavoratori dipendenti si è
ridotto dello 0,5 %.,
Mia domanda
Dove sono andati a finire (oltre che in
generosi dividendi) i capitali che le aziende hanno risparmiato per
l'inesistente politica salariale adottata dagli anni '90 dai sindacati ed
alla luce del fatto che i nostri stipendi sono fermi da 30 anni?
Tra le varie risposte, una mi è sembrata
particolarmente interessante, per le articolate argomentazioni. Tanto da
farmi ritenere che chi mi risposto sia ben addentro al problema, almeno dal
punto di vista sindacale.
Tra le altre, mi ha incuriosito questa
risposta:
Il patto è stato di limitare i licenziamenti,
evitare la meritocrazia, non competere sulla produttività, ma manteniamo gli
stipendi bassi e quando serve usiamo la cassa integrazione per evitare i
fallimenti e le relative perdite di posti di lavoro.
Si è preferito (politici, elettori,
sindacati, lavoratori) difendere i posti di lavoro invece che la
competitività, la meritocrazia, l'innovazione.
Andava bene a tutti, ma ovviamente sono
scelte che hanno sempre un prezzo…
I salari li aumenti solo con una maggiore
produttività che implica cambiamenti a cascata e prima di tutto deve essere
un cambiamento culturale per tutti.
Incuriosito dalla
risposta ben organizzata (si parla di “patto” come se chi mi ha risposto
avesse partecipato o dal lato sindacale o dal lato politico) , ho fatto una
veloce ricerca in merito alla produttività ed ho risposto a mia volta:
Mia risposta
alla risposta:
Questo è
l'andamento della produttività dal 1995. Forse qualche margine per aumenti
salariali il sindacato e i partiti di riferimento dei salariati avrebbero
anche po-tuto trovarlo. Non mi è chiaro il vantaggio della rinuncia alla
meritocrazia: vuol dire che invece di assumere o promuovere un buon ingegnere
avete preferito assumere l'ingegnere capra, figlio del politico di turno, che
avrebbe promesso di farvi rientrare procacciando affari di ritorno? Non mi è
chiaro neanche il vantaggio della rinuncia alla competitività: competitività
tra chi? Tra aziende italiane ? Con aziende estere? Non mi è chiaro neanche
l'accordo "partiti-elettori e sindacati-lavoratori”. Cercherò i dati
sulla disoccupazione. Ma adesso capisco il perché della fuga precipitosa di
Bonanni (Cisl). Se mi autorizza metterò questa sua risposta sul mio sito
Ultimo dato sulla produttività: giugno 2023:
12,90
Quanto alla disoccupazione, il grafico che
segue riporta l’andamento dal 1992 al 2018 del tasso di disoccupazione
per vari paesi. Tra i paesi più importanti, dopo un livello di minima nel
2007, l’Italia è quello con il livello più alto dal 2013.
Non
mi sembra che il “patto” di cui parla chi mi ha risposto, sia stato foriero
di buoni risultati: l’unico risultato raggiunto è stato quello di avere i
lavoratori dipendenti italiani con salari talmente bassi da obbligare
all’emigrazione molti concittadini con titoli di studio ed
esperienza di buon livello: se ne vanno ingegneri, medici, infermieri,
architetti, ricercatori. Ma, secondo i giustificazionisti, tali fuoriuscite
vengono bilanciate: in cambio accogliamo raccoglitori di pomodori, quando va
bene! Oltretutto non hanno capito che salari bassi vuol dire fra
qualche anno pensioni altrettanto basse.
Di fatto, la nostra domanda interna è
parallela ai nostri salari e stipendi: asfittica da oltre trent’anni, non
riesce a supportare il nostro settore produttivo. Siamo costretti a puntare
tutto sulle aziende che esportano.
Circa la risposta sul social, sto ancora
riflettendo sulla rinuncia a puntare sulla meritocrazia e sulla
competitività. Mah!
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Riflessione n° 86 (23-9-2023)
Notarelle a margine del Regolamento di Dublino III (2013)
A ben guardare
è proprio il Regolamento Dublino III a scavalcare, violandola, una delle
regole fondamentali rispettare in tutti i trattati in materia di
navigazione: la nave che batte la bandiera di un paese è territorio di quel
paese; a bordo si applicano le leggi di quel paese e il comandante è pubblico
ufficiale riconosciuto da quel paese. I furbi del Nord hanno, infatti,
inserito una clausoletta in base alla quale: il regolamento di
Dublino si applica a qualsiasi richiedente asilo, a prescindere dal mezzo
utilizzato per arrivare in Ue, quindi anche a chi sbarca sul territorio
dell'Unione con una nave. In questo caso, sarà dunque lo Stato costiero di
sbarco a dover esaminare le domande d'asilo.
Il
governo Berlusconi e quello successivo, di Letta, si distrassero. Ma
anche in assenza di distrazioni non credo che avessero i mezzi intellettuali
per capire che cosa stessero approvando, tanto meno per intuire le
implicazioni di quelle norme.
I furbi del
Nord hanno poi inserito tre criteri miranti ad ampliare le tutele dei
migranti, ben sapendo che solo il terzo avrebbe avuto applicazione. Si è
andata a stabilire infatti una gerarchia dei criteri che tenga conto di
posizioni particolari dei richiedenti asilo. Il primo criterio indica come
competente lo “Stato membro dove può meglio realizzarsi il ricongiungimento
familiare”. Il secondo “lo Stato membro che ha rilasciato al richiedente un
titolo di soggiorno o un visto di ingresso in corso di validità”. Il terzo
criterio prevede la competenza dello "Stato membro la cui frontiera è
stata varcata illegalmente dal richiedente". Si tratta del criterio
"del primo ingresso illegale”. Questa si è rivelata negli anni la norma
più applicata e ha messo sotto pressione i Paesi esposti ai confini esterni
dell'Ue: Italia, Grecia, Cipro, Malta, Grecia.
E’ evidente
come i primi due criteri furono messi lì solo pour épater nos
bourgeois: quanto al primo, figuriamoci se si è in grado di
analizzare la posizione familiare del migrante per poterlo collocare nel
paese dove sarà più agevole il ricongiungimento! Quanto al secondo,
questo è del tutto pleonastico: se già c’è un titolo di soggiorno o un
visto d’ingresso offerti da uno stato membro della UE, è inutile parlare di
stato a cui assegnare il migrante.
Ma Dublino III
è imputabile una ulteriore gravissima violazione dei diritti fondamentali.
Intendo il diritto ad emigrare. Come mai, i migranti sbarcati in Italia
perdono il diritto ad ulteriori migrazioni. La Francia li respinge, come la
Germania. Non è possibile che un Regolamento della UE impedisca ulteriori
migrazioni dopo quella di primo approdo esercitata dal migrante.
Domanda: finora
i cittadini italiani hanno fatto affidamento sulla capacità di sopportazione
dei cittadini meridionali coinvolti in prima battuta dagli sbarchi dei
“naufraghi”. Ma se nei porti di sbarco indicati dal governo italiano, si
dovessero creare manifestazioni di popolo contrarie ad accogliere i migranti
coinvolti, creando disordini e impedendo lo sbarco, quei porti
potrebbero essere considerati ancora “sicuri”?
Oltre ad
imporre la ridefinizione di “naufragio” e di salvataggio di naufraghi,
l’Italia dovrebbe imporre la revisione del Regolamento Dublino III per
manifesta inapplicabilità, per contrasto con la fondamentale regola sulla
territorialità della nave, per violazione del diritto ad ulteriori
migrazioni, per eccessiva onerosità sopravvenuta e per motivi di ordine
pubblico.
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Riflessione n° 85 (24-8-2023)
Occidente
in crisi di identità. decadenza
alle porte?
Abbiamo
insegnato al mondo che la competitività, in ogni settore economico, si
affronta con investimenti, ricerca, buone scuole e migliori università. Cina
e India hanno imparato la lezione, (si vedano i loro risultati in campo
spaziale) ed ora l’Occidente pensa di batterli chiudendo a quei paesi
l’accesso ai prodotti della sua tecnologia e della sua ricerca. Troppo tardi:
capitali, ricerca e scuole sia indiane che cinesi possono procedere da sole,
essendo in grado di competere anche nei settori più avanzati. Oltretutto, negli
ultimi 20 anni, la Cina ha proceduto a consistenti e solide acquisizioni (più
o meno dirette) di importanti mercati delle materie prime fondamentali per le
nuove tecnologie.
Piuttosto,
l’Occidente ha un handicap quantitativo fondamentale e, forse, non sanabile:
la dimensione dei suoi mercati di riferimento è nettamente inferiore a quella
di Cina e India. Questi due paesi, da soli, contano su circa tre miliardi di
persone. L’Occidente non arriva al miliardo: sommando la popolazione di USA,
UE, Giappone e GB si ferma a 970 milioni.
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Riflessione n° 84
(30-7-2023)
I
CUP. Comunisti di unità papalina.
Non sono pochi
coloro che, oggi, si atteggiano a “vecchi” comunisti duri e puri. Molti,
costituiscono il commovente zoccolo duro del PD. Altri – coloro che possono
utilizzare media, TV in particolare – assumono atteggiamenti clowneschi. Il
loro scimmiottare quanti hanno una solida formazione marxista assume
addirittura l’immagine della commedia popolare. Uno per tutti, il povero
Piero Sansonetti, direttore del quotidiano comunista fondato da Antonio
Gramsci. Tutti dimostrano scarsi o poco fruttuosi studi sull’analisi
marxiana. Oggi al massimo si possono rapportare, infatti, alle posizioni
sociali della Chiesa o, più frettolosamente e comodamente alle posizioni di
papa Mario Bergoglio.
Per Marx, due
sono le sottoclassi che possono risultare avversarie della classe operaia: i
migranti e gli appartenenti al sottoproletariato.
I primi,
i migranti, perché, invece di lottare in casa loro affiancando i
proletari, emigrano in nazioni – a loro avviso – più prospere, andando
ad irrobustire le legioni di quell’esercito di riserva che mina alla basa
l’azione degli operai locali, soprattutto in materia salariale.
I secondi, i
sottoproletari, perché invece di allearsi con la classe operaia, si
accontentano delle briciole e delle elemosine benignamente elargite dalle
classi al potere, purché si astengano dal lottare al fianco dei proletari
sostenendone l’azione politica. Pena, la cessazione delle elemosine.
Oggi,
quindi, in prima linea a sostenere l’accoglienza, sempre e comunque, di
ogni migrante (ma solo fino allo sbarco, poi si arrangino!) e ad accusare il
governo Meloni di affamare i cittadini con la trasformazione/eliminazione
dell’elemosina di stato del reddito di cittadinanza sono proprio i sedicenti
comunisti di unità papalina. Con l’Unità dell’ignaro Sansonetti, che si
definisce, gigionescamente, “vecchio comunista”, in prima linea senza
rendersi conto di aver sostituito – in barba al povero Marx - la classe
operaia con i poveri del momento. Non a caso, ha pubblicato sull’Unità
(quotidiano comunista fondato da Antonio Gramsci!) quale fonte ideologica di
ispirazione, non il Manifesto di Marx ed Engels, ma la Populorum progressio
di Palo VI, così introdotta [Dall’Unità del 21-6-2023]: “Il 21
giugno del 1963 Giovanni Battista Montini, arcivescovo di Milano, veniva
eletto papa e prendeva il nome di Paolo VI. Quattro anni dopo scrisse una
enciclica, la Populorum progressio, con un gigantesco valore di rivolta
sociale”. Ne pubblichiamo un ampio estratto”.
Capisco
comunque l’affanno dei CUP “comunisti di unità papalina” nel valorizzare
anzi, megafonare le iniziative e le posizioni socio-politiche di Mario
Bergoglio, allo scopo di creare con Luca Casarini un duopolio nel cuore del
papa, nel tentativo di affiancare il rivoluzionario di professione nella
lista dei favoriti del Vicario di Cristo.
Curiosamente, i
costi sostenuti per i migranti e per i sottoproletari non hanno, come
conseguenza, il classico appunto fatto all’Italia in caso di spese notevoli.
Nel nostro caso: “Visto l’altissimo debito pubblico italiano, non vi potete
permettere di spendere anche per migranti e sottoproletari”. Qualcuno è
riuscito a farne due variabili indipendenti dal debito italico.
Alcuni
“bignamini”:
Non dico i
testi di Marx ed Engels, ma i CUP (comunisti di unità papalina)
dovrebbero almeno rileggere (leggere?) à Il Manifesto
del partito comunista e il riassunto che fece Carlo Cafiero del
Capitale nel 1878, approvato dallo stesso Marx: à Compendio de Il capitale di K. Marx
Comunque i
rapporti tra PCI e Chiesa cattolica dovrebbero averli più presenti. Un
aiutino: dalla Enciclopedia Treccani: à La condanna dei comunisti del 1949 in "Cristiani
d'Italia" (treccani.it)
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Riflessione
n° 83 (26-7-2023)
Intelligenze
politiche in Italia ed in Spagna.
Dove si
dimostra che, spesso, allontanare l’amaro calice crea solo i presupposti per
una ineludibile bicchierata generale ancora più amara.
Nel 2019, Salvini
forzò la mano alle istituzioni dimettendosi (Papete). Sperava di andare
velocemente alle elezioni. Ma la paura delle istituzioni di sinistra di dover
cedere la mano a governi di destra, riuscì a convincere il PD ad allearsi con
i 5Stelle, nonostante i plateali anatemi precedenti di Zingaretti. In quel
periodo, Fratelli d’Italia a stento raggiungeva nei sondaggi il 5%: la Lega
stava attorno al 15, Forza Italia attorno al 16%. Col senno di poi, possiamo
considerare quella distribuzione come fortemente a favore dei partiti di
sinistra. Per rendere più adeguato il governo, manifestamente inconcludente
nella versione Conte 2, M5Stelle+PD), e per allontanare ulteriormente il
“pericolo” di una vittoria delle destre alle eventuali elezioni, i grandi
statisti della sinistra pensarono ad un governo con a capo un tecnico della
provvidenza. Fratelli d’Italia passò all’opposizione.
Nel 2020,
questi erano, più o meno, i risultati dei sondaggi: Lega 31%, FdI 11%,
FI 6%, PD 20%, M5S 13%.
A luglio 2022,
le percentuali erano ancora cambiate: FdI 25%, PD 22%, Lega 13%, M5S 10%, FI
7,5.
La crisi
del governo Draghi causata da Giuseppe Conte, convinse tutti gli strateghi
della sinistra che non si poteva andare avanti così e, presciolosamente, a
luglio 2023, furono indette nuove elezioni politiche ponendo fine alla
legislatura. Tutti sappiamo con quali risultati: col PD in mutande e
col M5S sull’orlo di una crisi di nervi, il governo Meloni dovrebbe durare
non poco più di un anno, ma fino al 2027. La sinistra, non più abituata a
fare politica seria, stenta ad estrae nella nuova fase di opposizione e corre
dietro a piccolezze politiche che la Meloni dissemina ad arte sulla sua
strada.
Superiore (e
più coraggiosa) l’intelligenza strategica di Sanchez in Spagna: vista
la possibilità che il trend delle destre spagnole potesse seguire la tendenza
consolidata in molti paesi della UE, ha imposto il ritorno tempestivo
alle urne. La sinistra spagnola non ha vinto, ma è in grado di tenere testa
ai conservatori e, soprattutto, ha dimostrato capacità e coraggio
politico, cosa impossibile in Italia, visto il bassissimo q.i. dei politici
di sinistra.
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Riflessione
n° 82 (27-6-2023)
Il
PD e gli analfabetismi estremisti di ritorno.
Si
riaprano i corsi alle Frattocchie.
Bisogna capire le
forze di opposizione avvicendatesi in Italia negli ultimi 75 anni: ben
sapendo che i nostri esecutivi restano in carica mediamente meno di un anno e
mezzo, trascorsi 10, 12 mesi dalla formazione del governo in carica
cominciano a tirare le somme, cercando di mettere in mora le forze di
maggioranza: “In campagna elettorale hanno sostenuto di saper contare fino a
dieci, ma si sono fermate a tre!”. IL PD schleinista segue esattamente lo
stesso canovaccio nei confronti del governo Meloni ed ha iniziato la solita
cantilena: “Hanno ingannato gli elettori: sostenevano di saper contare fino a
dieci e si sono fermati a due!”.
Disgraziatamente
per la Schlein, questo governo può durare non un anno e mezzo, ma cinque
anni. Essendo però la Schlein affetta da analfabetismo estremista di ritorno,
non è in grado di impostare una politica tale da poter competere con la
destra. Lo confermano anche i risultati nelle regionali in Molise: è andata
male nonostante i 5Stelle siano il partito maggiore. Ritiene, infatti,
che tracciare la linea politica del partito per i prossimi anni
consista nel farsi vedere, nel canonico – ma sempre più raro - minuto
mediatico di TV, in atteggiamento supplice alla corte di Conti o al seguito
di Landini. I quali la fanno galoppare come un galoppino dimostrando in tal
modo di essere loro i padroni del campo (un po’ più) largo, di cui sostengono
di essere in grado di gestire i picchetti di confine.
Al PD
restano quattro anni per organizzarsi con l’obiettivo di potersi
accreditare come forza in grado di competere con il centro destra e
tentare di vincere le elezioni politiche del ‘27. E la smetta di trincerarsi
dietro la scusa secondo cui la destra vince perché, a differenza della
sinistra, sa organizzare alleanze: il centro destra vinche perché la
sua visione di società e la sua offerta politica sono più accettate di quelle
– inesistenti – di PD e cespugli.
Infine, visto
che i cittadini non hanno ancora capito in che mondo vive la sinistra e
in che mondo la sinistra vuole che si viva, contro l’analfabetismo
estremista di ritorno si riapra, intanto, il Centro delle Frattocchie, per
organizzare corsi di gestione dell'amministrazione del partito, di
organizzazione delle riunioni, di comunicazione interna ed esterna, di
supervisione delle campagne elettorali, di collaborazione con i membri del
partito per sviluppare la strategia politica e delineare la società futura
immaginata dal PD, di capacità di coinvolgimento e motivazione di militanti e
simpatizzanti.
E, per evitare
precoci abbandoni scolastici, potrebbero rendere più appetibili i
programmi inserendo qualche ora di Armocromia italiana e comparata.
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Riflessione n° 81
(19-6-2023)
Pericoli
e problemi da uso inappropriato e/o predatorio
di
sistemi di I.A. Accortezze ed alcune possibili soluzioni.
Uno dei
problemi evidenziati da Nello Cristianini (“La scorciatoia” ed. Il Mulino)
potrebbe derivare da una voluta o casuale cattiva progettazione
dell’algoritmo di un sistema di IA. In particolare, se l’obiettivo da
raggiungere non è ben pensato, ben delimitato, ben vincolato al rispetto di
normative di dettami di legge, rispettoso dal punto di vista etico, ben
controllato e controllabile; se l’algoritmo non viene messo a
disposizione di indagini terze e verificabile in ogni sua parte, l’I.A.
potrebbe dar luogo a risultati indesiderati se non addirittura nocivi.
Stavolta ho
giocato per meno di un quarto d’ora con il sistema di I.A. messo a
disposizione del volgo. Ecco il risultato.
Esistono
preoccupazioni legate alla possibilità che un sistema di intelligenza
artificiale (IA) possa sfuggire al controllo se è imposto a perseguire un
obiettivo senza le giuste limitazioni. Questo concetto è noto come
"problematica dell'obiettivo mal definito" o "problematica
dell'ottimizzazione inappropriata".
Quando si crea
un sistema di IA che deve raggiungere un obiettivo specifico, è essenziale
definire chiaramente i limiti e le restrizioni per garantire che il sistema
operi in modo sicuro ed etico. Se il sistema è programmato in modo da
massimizzare l'obiettivo senza considerare altri fattori importanti, potrebbe
intraprendere azioni indesiderate o dannose per raggiungere quel risultato.
Per evitare che
ciò accada, ci sono diverse accortezze che possono essere adottate, sia
in materia progettuale, coinvolgenti strettamente gli addetti ai lavori
sia in materia istituzionale imponendo agli organismi di indagine e di
controllo di imporre un corpus normativo in grado di obbligare ogni livello
istituzionale ad attivarsi di continuo per controllare, verificare,
analizzare, imponendo anche sistemi di educazione dei potenziali utilizzatori
affinché siano consapevoli dello strumento che intendono attivare.
Funzioni di
obiettivo ben definite: Definire con precisione la funzione di obiettivo
del sistema di IA, includendo una valutazione equilibrata dei risultati
desiderati. Questo richiede una chiara definizione di quali valori etici e
priorità devono essere considerati nel raggiungimento dell'obiettivo.
Limiti e
restrizioni: Imporre limiti e restrizioni al sistema di IA può aiutare a
prevenire comportamenti indesiderati. Ad esempio, stabilire un insieme di
vincoli che il sistema deve rispettare durante il raggiungimento
dell'obiettivo, come il rispetto dei principi etici o il rispetto delle
leggi.
Valutazione
continua: Monitorare e valutare costantemente le azioni del sistema di IA
per identificare comportamenti anomali o indesiderati. Questo può richiedere
audit periodici, test approfonditi e revisioni da parte di esperti per
assicurarsi che il sistema si stia comportando in modo conforme alle
aspettative.
Controllo
umano: Mantenere il coinvolgimento e il controllo umano nelle decisioni
critiche. L'IA può essere utilizzata come strumento per supportare e
assistere le decisioni umane, ma le decisioni finali dovrebbero essere prese
da esseri umani responsabili.
Algoritmi di
sicurezza: Sviluppare algoritmi di sicurezza che rilevano e mitigano i
comportamenti indesiderati o dannosi del sistema di IA. Questi algoritmi
possono funzionare come meccanismi di sicurezza e intervento per prevenire
l'ottimizzazione inappropriata.
Regolamentazione:
I governi e le organizzazioni internazionali devono collaborare per stabilire
norme e regolamenti che guidino lo sviluppo e l'uso dell'IA. Questi
regolamenti potrebbero riguardare aspetti come la privacy, la sicurezza, la
responsabilità e la trasparenza. Inoltre, dovrebbero essere implementati
meccanismi di controllo e monitoraggio per garantire la conformità alle
regole stabilite.
Trasparenza:
È importante che i sistemi di intelligenza artificiale siano trasparenti e
comprensibili. Gli algoritmi e i modelli utilizzati dovrebbero essere
documentati e resi disponibili per l'ispezione e la revisione da parte di
esperti indipendenti. Ciò consentirebbe di individuare eventuali devianze o
comportamenti indesiderati.
Sicurezza
informatica: Dato che l'IA può essere vulnerabile a minacce come
l'hacking o l'utilizzo improprio, è essenziale sviluppare robuste misure di
sicurezza informatica. Gli sviluppatori devono proteggere i sistemi di
intelligenza artificiale da accessi non autorizzati e attacchi dannosi.
Coinvolgimento
e partecipazione pubblica: Gli sviluppatori di IA dovrebbero coinvolgere
il pubblico, gli esperti e le parti interessate nelle discussioni sull'IA. È
importante tenere conto delle diverse prospettive e considerare gli impatti
sociali, etici ed economici dell'IA nella formulazione delle politiche e
delle decisioni.
Educazione e
formazione: Dovrebbe essere promossa un'educazione sulla tecnologia
dell'IA a vari livelli, per aiutare le persone a comprendere le implicazioni
e i rischi associati. L'alfabetizzazione digitale e la comprensione delle
capacità e dei limiti dell'IA possono contribuire a una maggiore
consapevolezza e a una partecipazione informata.
Monitoraggio
e controllo: Dovrebbero essere sviluppati meccanismi di monitoraggio e
controllo continui per valutare l'uso dell'IA e mitigare i rischi associati.
Questi meccanismi potrebbero comprendere la valutazione dell'impatto sociale,
l'auditing degli algoritmi e la gestione delle violazioni o degli abusi.
Ricerca e
sviluppo responsabile: Gli sviluppatori di IA dovrebbero impegnarsi nella
ricerca responsabile, valutando attentamente gli impatti sociali, etici e
legali delle tecnologie che creano. Dovrebbero essere promossi standard di
sviluppo che incoraggino la sicurezza, la trasparenza e l'accountability.
È importante
sottolineare che la riduzione dei pericoli dell'IA richiede un approccio
multi-stakeholder, coinvolgendo governi, industria, esperti tecnici. In
definitiva, è cruciale considerare attentamente le implicazioni etiche e le
conseguenze potenziali di un sistema di IA, nonché garantire una
progettazione responsabile che prenda in considerazione la sicurezza e i
limiti appropriati per mitigare il rischio di sfuggire al controllo.
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Riflessione n° 80
(11-6-2023)
“Come
organizzare un partito politico?”. Ho giocato per un’oretta con la I.A.
E’
venuto fuori un documento interessante.
Potrebbe essere utile alla segretaria del PD Schlein?
ORGANIZZARE UN PARTITO
POLITICO.
INDICE
· Organizare un partito
politico anche con strumenti di informatica. 1
· Come progettare le
strutture dirigenti di un partito politico…... 2
· …. Anche con strumenti
informatici …...
3
· Come
organizzare sezioni locali…. 4
· …. Anche con
strumenti informatici 5
· Come organizzare
cellule aziendali….. 6
· …Anche utilizzando
strumenti informatici. 7
· Come organizzare un
circolo culturale di un partito politico…. 9
· …Anche con strumenti
informatici.
10
· Visione
e idee: Definire una visione politica chiara e articolata, con obiettivi e
idee che siano rilevanti per il contesto socio-economico attuale. Comunicare
in modo efficace la tua piattaforma politica e i valori del partito.
· Sito
web e piattaforma online: Creare un sito web attraente e ben strutturato che
rappresenti il partito politico. Assicurarsi che il sito contenga
informazioni sulla leadership, la piattaforma politica, le attività e gli
eventi del partito. Offrire anche una piattaforma online per coinvolgere i
membri e i sostenitori, consentendo loro di contribuire con idee, fare
donazioni, iscriversi e partecipare alle discussioni.
· Social
media: Sfruttare i social media per raggiungere un pubblico più ampio e interagire
con gli elettori. Creare pagine ufficiali del partito su piattaforme come
Facebook, Twitter, Instagram, YouTube, LinkedIn, ecc. Condividere contenuti
pertinenti come annunci politici, aggiornamenti, articoli, video e immagini.
Interagisci con gli utenti, rispondi alle domande e partecipa alle
discussioni.
· Strategia
di email marketing: Utilizzare strumenti di email marketing per inviare
aggiornamenti, newsletter e comunicazioni ai membri e ai sostenitori del
partito. Assicurarsi che le email siano ben strutturate, coinvolgenti e
pertinenti. Si possono anche segmentare le liste di email in base agli
interessi e inviare messaggi mirati.
· Mobilitazione
online: Sfruttare gli strumenti informatici per la mobilitazione politica.
Creare petizioni online, organizzare campagne di raccolta fondi tramite
piattaforme di crowdfunding, promuovere eventi online come webinar o
trasmissioni in streaming per coinvolgere il pubblico e diffondere il
messaggio del partito.
· Analisi
dei dati: Utilizzare gli strumenti di analisi dei dati per monitorare
l'efficacia delle campagne online e misurare l'engagement del pubblico.
Questo aiuterà a valutare cosa funziona meglio e a prendere decisioni
informate per migliorare le tue strategie di comunicazione.
· Coinvolgimento
dei volontari: Creare una piattaforma online per reclutare e coordinare i
volontari del partito. Offrire strumenti per l'organizzazione delle attività,
la comunicazione e il monitoraggio dei progressi.
· Protezione
dei dati e sicurezza: Assicurarsi di adottare misure di sicurezza per
proteggere i dati dei membri e dei sostenitori del partito. Rispettare le
leggi sulla privacy e fai attenzione alle pratiche di sicurezza informatica.
· Monitoraggio
delle tendenze e della concorrenza: Utilizzare strumenti di monitoraggio
online per tenere traccia delle tendenze politiche, della concorrenza e delle
opinioni pubbliche. Questo aiuterà a adattare la strategia in base alle
dinamiche in corso.
· Ricordare
che gli strumenti informatici sono un mezzo per raggiungere gli obiettivi del
partito politico, ma è fondamentale mantenere una strategia olistica che
combini sia gli aspetti online che quelli offline per avere un impatto
significativo.
La progettazione delle strutture dirigenti di
un partito politico dipende da vari fattori, come la dimensione del partito,
il suo scopo, la sua ideologia e le norme statutarie.
· Leadership:
Definire chiaramente i ruoli di leadership nel partito, come il presidente,
il segretario generale o il coordinatore. Queste figure saranno responsabili
della direzione strategica e della gestione del partito.
· Organi
decisionali: Creare organi decisionali, come un comitato esecutivo o un
consiglio direttivo, che abbiano il potere di prendere decisioni importanti
sulle politiche, le strategie e le attività del partito. Questi organi
dovrebbero riflettere una rappresentanza diversificata e inclusiva
all'interno del partito.
· Assemblea
o congresso: Considerare l'organizzazione di un'assemblea generale o un
congresso periodico, in cui i membri del partito si riuniscono per discutere
e votare sulle questioni cruciali. Questo fornisce un'opportunità per
coinvolgere attivamente i membri nella presa di decisioni e nel processo
democratico interno del partito.
· Commissioni
tematiche o settoriali: Creare commissioni o gruppi di lavoro specifici per
affrontare temi o settori di particolare interesse o rilevanza per il
partito. Queste commissioni possono svolgere ricerche, formulare politiche e
fornire consulenza sui temi specifici di competenza.
· Strutture
locali: Considerare l'organizzazione di strutture dirigenti a livello locale,
come sezioni o circoli, per coinvolgere i membri nelle attività politiche a
livello regionale o comunale. Queste strutture possono avere propri organi
decisionali e rappresentanti che collegano le decisioni locali con la
leadership centrale del partito.
· Canali
di comunicazione e partecipazione: Creare canali di comunicazione e
partecipazione tra i membri del partito, come newsletter, forum online o
piattaforme di discussione, per consentire la condivisione di informazioni,
opinioni e idee. Questo favorisce la partecipazione attiva dei membri e
promuove un clima di trasparenza e dialogo all'interno del partito.
· Monitoraggio
e responsabilità: Stabilire meccanismi di monitoraggio e responsabilità per
garantire che i membri delle strutture dirigenti siano tenuti a rendere conto
delle loro azioni e decisioni. Ciò può includere la revisione periodica delle
performance, la valutazione dei risultati e il rispetto delle norme etiche e
statutarie del partito.
· Ricordare
che la progettazione delle strutture dirigenti di un partito politico è un
processo dinamico e può richiedere adattamenti nel tempo. È importante
coinvolgere i membri del partito nel processo decisionale e promuovere una
cultura di partecipazione e democrazia interna.
L'utilizzo di strumenti informatici può
semplificare e migliorare l'organizzazione della struttura dirigente di un
partito politico
· Gestione
dei contatti: Utilizzare un software di gestione dei contatti, come un CRM
(Customer Relationship Management), per organizzare le informazioni sui
membri del partito, i sostenitori, i volontari e i donatori. Questo
consentirà di mantenere un database centralizzato con i dettagli di contatto
e altre informazioni pertinenti.
· Comunicazione
interna: Utilizzare strumenti di comunicazione online come Slack, Microsoft
Teams o Telegram per facilitare la comunicazione e la collaborazione tra i
membri della struttura dirigente. Si possono creare canali specifici per
dipartimenti, progetti o temi specifici, consentendo la condivisione di
messaggi, file e informazioni in modo efficiente.
· Gestione
delle riunioni: Utilizzare strumenti di pianificazione delle riunioni, come
Google Calendar o Doodle, per coordinare gli appuntamenti e inviare inviti
alle riunioni. Si possono anche utilizzare strumenti di videoconferenza come
Zoom o Google Meet per condurre riunioni online con i membri della struttura
dirigente che potrebbero essere dispersi geograficamente.
· Collaborazione
sui documenti: Utilizzare strumenti di collaborazione sui documenti, come
Google Docs o Microsoft Office 365, per consentire ai membri della struttura
dirigente di lavorare insieme su documenti, fogli di calcolo o presentazioni
in tempo reale. Questi strumenti permettono di apportare modifiche, fornire
commenti e tenere traccia delle versioni dei documenti.
· Progetti
e attività: Utilizzare strumenti di gestione dei progetti online, come Trello
o Asana, per organizzare e tenere traccia dei progetti, delle attività e dei
compiti assegnati alla struttura dirigente. Si possono assegnare
responsabilità, impostare scadenze e visualizzare lo stato di avanzamento del
lavoro.
· Sondaggi
e feedback: Utilizzare strumenti di sondaggio online, come Google Forms o
SurveyMonkey, per raccogliere feedback e opinioni dai membri della struttura
dirigente o dagli iscritti al partito. Si possono creare sondaggi
personalizzati per ottenere informazioni specifiche o valutare il livello di
soddisfazione e coinvolgimento dei membri.
· Archiviazione
e condivisione dei documenti: Utilizzare servizi di cloud storage come Google
Drive, Dropbox o OneDrive per archiviare e condividere documenti, file e
risorse importanti tra i membri della struttura dirigente. Si possono
organizzare le cartelle in modo logico e consentire l'accesso ai membri
selezionati per garantire la collaborazione e l'accessibilità ai materiali
condivisi.
· Social
media e promozione: Utilizzare strumenti di gestione dei social media, come
Hootsuite o Buffer, per programmare e gestire la pubblicazione dei contenuti
sui canali social del partito. Si possono anche utilizzare strumenti di
monitoraggio delle prestazioni sui social media per valutare l'impatto delle
attività di promozione e comunicazione.
· Assicurarsi
di valutare attentamente la sicurezza e la privacy dei dati quando si
utilizzano strumenti informatici per l'organizzazione della struttura
dirigente di un partito politico. Proteggere adeguatamente le informazioni
sensibili e adottare buone pratiche di sicurezza informatica per evitare
accessi non autorizzati o perdite di dati.
Organizzare sezioni locali con
strumenti informatici e tramite conference call può essere un ottimo modo per
migliorare la comunicazione, la collaborazione e l'efficienza all'interno
delle sezioni.
· Utilizzare
strumenti di comunicazione online: Esistono molte piattaforme di
comunicazione online, come Slack, Microsoft Teams o Google Hangouts, che
consentono di creare canali di comunicazione specifici per ogni sezione o
progetto. Questi strumenti consentono di inviare messaggi, condividere
documenti e organizzare videochiamate per tenere tutti aggiornati.
· Pianificare
conferenze periodiche: Organizzare regolarmente conference call con tutti i
membri delle sezioni locali può aiutare a mantenere la comunicazione fluida.
Puoi fissare una volta alla settimana o al mese per discutere dei progressi,
condividere informazioni importanti e risolvere eventuali problemi.
· Utilizzare
strumenti di gestione dei progetti: Esistono molti strumenti online per la
gestione dei progetti, come Trello, Asana o Jira. Questi strumenti consentono
di assegnare attività, tenere traccia dei progressi e condividere documenti
pertinenti. In questo modo, tutti i membri delle agenzie possono lavorare in
modo collaborativo e tenere traccia dello stato dei progetti.
· Organizzare
webinar o sessioni di formazione online: Se è necessario condividere
informazioni o fornire formazione a distanza, puoi organizzare webinar o
sessioni di formazione online utilizzando strumenti come Zoom o Webex. Questo
ti consente di coinvolgere tutti i membri delle agenzie locali
contemporaneamente e risparmiare tempo ed energie per gli spostamenti.
· Creare
una piattaforma/bacheca di condivisione documenti: Utilizzare strumenti di
condivisione documenti come Google Drive o Dropbox per creare una piattaforma
centralizzata in cui tutti i membri delle agenzie locali possono accedere e
condividere documenti importanti. Questo rende più semplice la collaborazione
e assicura che tutti abbiano accesso alle ultime versioni dei file.
· Promuovere
una cultura di comunicazione aperta: È importante incoraggiare tutti i membri
delle sezioni locali a comunicare apertamente e a condividere idee,
suggerimenti e preoccupazioni. Ciò può essere fatto attraverso canali di
comunicazione dedicati, riunioni one-on-one o attraverso strumenti di
feedback online. La comunicazione aperta aiuta a mantenere tutti coinvolti e
a risolvere eventuali problemi in modo tempestivo.
· Organizzare
sezioni locali con l'ausilio di strumenti informatici e tramite
conference call può portare molti benefici in termini di efficienza e
collaborazione. Assicurati di scegliere gli strumenti e le piattaforme più
adatti alle esigenze delle tue agenzie e incoraggia i membri del team a
utilizzarli in modo efficace per massimizzare i risultati.
Organizzare con
l’informatica sezioni locali richiede una pianificazione oculata
· Definire
gli obiettivi e le responsabilità delle sezioni locali: Iniziare stabilendo
chiaramente gli obiettivi e le responsabilità di ogni agenzia locale.
Identificare quali sono le aree di competenza e le responsabilità specifiche
di ciascuna agenzia, in modo da avere una visione chiara del ruolo di ognuna
nell'organizzazione complessiva.
· Scegliere
gli strumenti di gestione dei progetti: Utilizzare strumenti di gestione dei
progetti online come Trello, Asana o Basecamp per creare un ambiente virtuale
in cui tutte le attività e i progetti delle sezioni locali possono essere
organizzati e monitorati. Creare bacheche di progetto, assegnare compiti,
impostare scadenze e tenere traccia dei progressi in modo centralizzato.
· Utilizzare
strumenti di comunicazione online: Optare per piattaforme di comunicazione
online come Slack, Microsoft Teams o Google Hangouts per facilitare la
comunicazione e la collaborazione tra i membri delle sezioni locali. Creare
canali specifici per ogni sezione o progetto, inviare messaggi istantanei,
condividere file e documenti, e organizzare videochiamate o riunioni
virtuali.
· Condividere
documenti e file in cloud: Utilizzare servizi di cloud storage come Google
Drive, Dropbox o OneDrive per condividere documenti, file e risorse
importanti tra i membri delle sezioni locali. Assicurati di organizzare i
file in modo logico, utilizzando una struttura di cartelle chiara e
accessibile a tutti i membri della sezione.
· Promuovere
la condivisione delle conoscenze e l'apprendimento: Creare una piattaforma
online, come un forum o una wiki interna, in cui i membri delle sezioni
locali possano condividere le loro esperienze, risolvere problemi comuni e
condividere risorse utili, suggerire iniziative. Incentivare la
partecipazione attiva e la condivisione delle conoscenze per migliorare la
collaborazione e l'efficienza complessiva.
· Organizzare
videoconferenze periodiche: Programmare conferenze online regolari
utilizzando strumenti come Zoom, Webex o Skype. Queste videoconferenze
consentono di tenere aggiornati tutti i membri delle sezioni locali,
discutere i progressi, affrontare eventuali problemi e mantenere un flusso
costante di comunicazione tra le diverse sedi.
· Valutare
e ottimizzare l'utilizzo degli strumenti: monitorare l'utilizzo degli
strumenti informatici e raccogliere feedback dai membri delle sezioni locali
per valutare l'efficacia e l'efficienza delle soluzioni adottate. Apporta
eventuali miglioramenti o modifiche in base ai bisogni e ai suggerimenti
ricevuti, al fine di ottimizzare il flusso di lavoro e la collaborazione
L'organizzazione
delle cellule aziendali di un partito politico può essere un processo
complesso che richiede una pianificazione attenta e una buona comprensione
delle esigenze e degli obiettivi del partito stesso.
· Definire
gli obiettivi: Prima di organizzare le cellule aziendali, è fondamentale
definire chiaramente gli obiettivi del partito politico. Questo potrebbe
includere l'elezione di candidati, l'implementazione di politiche specifiche
o la diffusione di un messaggio politico. Gli obiettivi del partito politico
aiuteranno a guidare la struttura e le attività delle cellule aziendali.
· Creare
una struttura organizzativa: Una volta definiti gli obiettivi, è importante
creare una struttura organizzativa per le cellule aziendali. Questo può
includere la nomina di un coordinatore o un direttore delle operazioni per
ogni cellula aziendale e l'assegnazione di responsabilità chiare a ciascun
membro. Potrebbe essere utile creare anche un organigramma per visualizzare
la struttura gerarchica delle cellule aziendali.
· Identificare
le funzioni chiave: Ogni cellula aziendale dovrebbe svolgere funzioni chiave
per supportare gli obiettivi del partito politico. Queste funzioni potrebbero
includere la raccolta di fondi, l'organizzazione di eventi, l'elaborazione
delle politiche, la comunicazione con i membri e l'elettorato, la gestione
dei social media, la ricerca e l'analisi politica, ecc. Identificare queste
funzioni chiave aiuterà a definire i ruoli e le responsabilità dei membri di
ciascuna cellula aziendale.
· Promuovere
la comunicazione e la collaborazione: Le cellule aziendali dovrebbero essere
in grado di comunicare e collaborare efficacemente tra loro. Potrebbe essere
utile stabilire canali di comunicazione regolari, come riunioni settimanali o
mensili, e utilizzare strumenti di collaborazione online per condividere
informazioni, documenti e risorse. Inoltre, incoraggiare la condivisione
delle migliori pratiche e delle esperienze tra le diverse cellule aziendali
può favorire l'apprendimento e il miglioramento continuo.
· Formazione
e sviluppo: Investire nella formazione e nello sviluppo dei membri delle
cellule aziendali è importante per garantire che abbiano le competenze e le
conoscenze necessarie per svolgere i loro compiti in modo efficace. Potrebbe
essere utile organizzare seminari o sessioni di formazione interne per
migliorare le capacità di leadership, la comunicazione, la gestione del tempo
e altre competenze rilevanti.
· Valutazione
delle prestazioni: Periodicamente, valutare le prestazioni delle cellule
aziendali e dei loro membri può aiutare a identificare punti di forza e
debolezza e apportare eventuali miglioramenti necessari. Questa valutazione
può includere indicatori chiave di prestazione, feedback dai membri del
partito e analisi dei risultati ottenuti rispetto agli obiettivi stabiliti.
· Adattabilità
e flessibilità: Le cellule aziendali dovrebbero essere in grado di adattarsi
ai cambiamenti nelle esigenze politiche e all'evoluzione del panorama
politico. Mantenere una mentalità aperta e flessibile consentirà alle cellule
aziendali di rispondere in modo tempestivo alle sfide emergenti e di
apportare modifiche alla struttura e alle attività se necessario.
· Ricorda
che l'organizzazione delle cellule aziendali di un partito politico può
variare a seconda delle dimensioni del partito, dei suoi obiettivi specifici
e del contesto politico in cui opera.
· Gestione
delle informazioni: Utilizzare un software di gestione delle informazioni o
un sistema di customer relationship management (CRM) per tenere traccia dei
dati dei membri, dei volontari, degli elettori e dei donatori. Questo
consentirà di organizzare facilmente le informazioni, inviare comunicazioni
mirate e monitorare l'interazione con i vari gruppi di interesse.
· Strumenti
di comunicazione: Utilizzare strumenti di comunicazione come e-mail, chat e
videoconferenze per facilitare la comunicazione tra i membri delle cellule
aziendali. App come Slack o Microsoft Teams possono essere utilizzate per
organizzare i team di lavoro e consentire la comunicazione istantanea tra i
membri.
· Gestione
delle attività: Utilizzare strumenti di gestione delle attività come Trello,
Asana o Monday per assegnare compiti, tenere traccia dei progressi e
coordinare le attività delle cellule aziendali. Questi strumenti consentono
di creare elenchi di attività, definire scadenze e tenere tutti i membri
aggiornati sulle attività in corso.
· Condivisione
e collaborazione sui documenti: Utilizzare strumenti di condivisione e
collaborazione sui documenti come Google Drive o Microsoft Office 365 per
consentire ai membri delle cellule aziendali di lavorare insieme su
documenti, fogli di calcolo e presentazioni in modo simultaneo e
sincronizzato. Ciò favorirà un lavoro di squadra più efficiente e garantirà
che tutti abbiano accesso alle ultime versioni dei documenti.
· Social
media e marketing online: Utilizzare strumenti di gestione dei social media
come Hootsuite o Buffer per pianificare e gestire le attività di marketing
sui social media. Questi strumenti consentono di programmare post, monitorare
l'engagement e analizzare i risultati delle campagne sui social media.
· Ricerca
e analisi politica: Utilizzare strumenti di ricerca online per monitorare
notizie, analizzare dati e raccogliere informazioni politiche rilevanti.
Motori di ricerca avanzati, aggregatori di notizie e strumenti di analisi dei
dati possono essere utili per ottenere informazioni approfondite sulle
questioni politiche e per supportare la formulazione di politiche e
strategie.
· Raccolta
fondi online: Utilizzare piattaforme di crowdfunding o software di raccolta
fondi online per semplificare il processo di raccolta fondi per il partito
politico. Questi strumenti consentono di creare pagine di donazione
personalizzate, inviare e-mail di richiesta di donazioni e tenere traccia dei
contributi.
· E’
importante fornire formazione e supporto tecnico ai membri delle cellule
aziendali per garantire che siano in grado di utilizzare efficacemente questi
strumenti informatici. Occorre assicurarsi di proteggere le informazioni
sensibili e rispettare la normativa sulla privacy nel trattamento dei dati
dei membri e degli elettori del partito politico.
Organizzare un
circolo culturale per un partito politico può essere un'ottima opportunità
per coinvolgere i membri e la comunità locale, promuovere dibattiti e
discussioni su temi importanti e creare un ambiente stimolante per lo scambio
di idee.
· Scopo
e obiettivi: Definire chiaramente lo scopo e gli obiettivi del circolo
culturale. Ad esempio, si può promuovere la cultura, l'arte, la
letteratura, la filosofia o discutere di temi sociali e politici. Questo
aiuterà a stabilire il focus del circolo e ad attirare le persone
interessate.
· Identifica
una leadership: Designare una persona o un gruppo di persone responsabile
dell'organizzazione e della gestione del circolo culturale. Queste persone
dovrebbero essere motivate, impegnate e disposte a dedicare del tempo per
coordinare le attività del circolo.
· Ricerca
e coinvolgimento dei membri: Identificare i membri del partito politico che
potrebbero essere interessati a partecipare al circolo culturale. Inviare
loro comunicazioni personalizzate per spiegare l'iniziativa, i suoi obiettivi
e l'importanza di un coinvolgimento attivo. Inoltre, si può pubblicizzare
l'apertura del circolo attraverso i canali di comunicazione del partito
politico, come newsletter, social media e incontri locali.
· Struttura
organizzativa: Creare una struttura organizzativa chiara per il circolo
culturale, che può includere un presidente, un segretario, un tesoriere e
altri ruoli a seconda delle necessità. Definire i compiti e le responsabilità
di ciascun ruolo per garantire un funzionamento efficace del circolo.
· Pianificare
incontri e attività: Stabilire una cadenza regolare per gli incontri del
circolo culturale. Si possono organizzare dibattiti, conferenze,
presentazioni di libri, mostre d'arte, proiezioni cinematografiche, visite
culturali e altre attività che siano in linea con gli obiettivi del circolo.
Invitare esperti, accademici o rappresentanti di altre organizzazioni a
partecipare come relatori o moderatori.
· Promozione
e comunicazione: Utilizzare i canali di comunicazione del partito politico,
come il sito web, i social media e la newsletter, per promuovere le attività
del circolo culturale. Creare un calendario degli eventi e diffondere le
informazioni attraverso i canali appropriati. Inoltre, sfruttare la rete
personale dei membri del circolo per invitare amici, familiari e colleghi a
partecipare.
· Coinvolgimento
della comunità: Cercare di coinvolgere la comunità locale organizzando eventi
aperti al pubblico. Questo può aiutare a creare connessioni più ampie e a
mostrare l'impegno del circolo verso la promozione della cultura e del
dibattito aperto.
· Valutazione
e adattamento: Periodicamente, rivedere le attività
· Creazione
di un sito web: Creare un sito web dedicato al circolo culturale, dove poter
condividere informazioni sulle attività, gli eventi, i membri del circolo e i
risultati raggiunti. Assicurarti che il sito sia facilmente navigabile e che
includa un modulo di contatto per coloro che desiderano unirsi o ricevere
ulteriori informazioni.
· Utilizzo
di una piattaforma di gestione dei membri: Utilizzare una piattaforma di
gestione dei membri che consenta di tenere traccia delle informazioni
personali, delle preferenze e delle attività dei membri del circolo. Ciò
faciliterà l'organizzazione degli eventi e la comunicazione mirata con i
partecipanti.
· Piattaforme
di comunicazione: Utilizzare strumenti come gruppi Facebook, Slack o Discord
per creare un canale di comunicazione interno tra i membri del circolo
culturale. Queste piattaforme consentono di condividere idee, organizzare
discussioni online, proporre nuovi argomenti e fornire aggiornamenti in tempo
reale.
· Videoconferenze
e webinar: Organizzare incontri virtuali utilizzando piattaforme come Zoom,
Google Meet o Microsoft Teams. Queste piattaforme consentono di tenere
dibattiti, conferenze e presentazioni online, coinvolgendo i membri del
circolo culturale da diverse posizioni geografiche.
· Strumenti
di sondaggio e voto online: Utilizzare strumenti come Google Forms o
SurveyMonkey per raccogliere feedback, opinioni, suggerimenti o votazioni dai
membri del circolo. Questi strumenti semplificano la raccolta e l'analisi dei
dati in modo rapido ed efficiente.
· Social
media: Utilizzare i social media per promuovere le attività del circolo culturale,
condividere aggiornamenti, foto e video degli eventi passati e futuri.
Assicurarsi di creare e gestire pagine o account specifici per il circolo
culturale su piattaforme come Facebook, Twitter, Instagram o LinkedIn.
· Newsletter
e-mail: Creare una newsletter periodica da inviare via e-mail ai membri del
circolo. Includere notizie, informazioni sugli eventi imminenti,
approfondimenti culturali, inviti speciali e risorse utili. Utilizzare
strumenti di email marketing come Mailchimp o SendinBlue per gestire le liste
di contatti e creare newsletter professionali.
·
Archiviazione online dei documenti: Utilizzare servizi di
archiviazione cloud come Google Drive o Dropbox per condividere e archiviare
documenti importanti, come programmi degli eventi, presentazioni, relazioni o
materiali di studio. Ciò faciliterà l'accesso ai documenti da parte dei
membri del circolo e ne faciliterà la condivisione.
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Riflessione
n° 79 (8-6-2023)
Migrazioni.
Le basi per affrontare (seriamente!) il problema.
Che
cosa deve fare la UE.
Non esiste una
soluzione unica e definita per risolvere completamente il problema delle
migrazioni. Tuttavia, adottando un approccio complessivo che affronti le
cause profonde, promuova la cooperazione internazionale, l'integrazione e lo
sviluppo sostenibile, si può sperare di mitigare e cambiar di segno agli
effetti negativi delle migrazioni per creare un ambiente più stabile e
inclusivo per tutti.
1) Cooperazione internazionale: I problemi
delle migrazioni richiedono una risposta globale e una cooperazione
internazionale. Gli stati dovrebbero lavorare insieme per condividere
informazioni, scambiare migliori pratiche, coordinare le politiche di accoglienza
e fornire assistenza umanitaria ai rifugiati. Soprattutto abbandonare
atteggiamenti paternalistici post-coloniali.
2) Affrontare le cause profonde: È
fondamentale affrontare le cause profonde delle migrazioni, come la povertà,
i conflitti armati, la mancanza di opportunità economiche, l'instabilità
politica, la corruzione nei paesi d'origine. Ciò richiede buona volontà e
buonsenso internazionali, investimenti in programmi di sviluppo
sostenibile, promozione della pace, buona governance e accesso all'istruzione
e ai servizi sanitari nei paesi di origine.
3) Mediazione dei conflitti: La risoluzione
pacifica (anche forzosa) dei conflitti può prevenire la migrazione obbligata.
Gli sforzi diplomatici e la mediazione dovrebbero essere incoraggiati per
affrontare i conflitti interni ed esterni che spingono le persone a lasciare
le loro case.
4) Cooperazione con i paesi d'origine: I paesi
di destinazione dovrebbero collaborare con i paesi d'origine per promuovere
lo sviluppo economico, la governance efficace e la stabilità politica. Ciò
potrebbe includere la cooperazione in ambito commerciale, la condivisione di
conoscenze e risorse, e il sostegno alla capacità istituzionale.
5) Sviluppo regionale: Promuovere lo sviluppo
regionale può contribuire a ridurre la pressione migratoria. Investimenti in
infrastrutture, industrie e programmi di cooperazione economica possono
creare opportunità all'interno delle regioni e ridurre la necessità di
migrazione.
L’Italia potrebbe seriamente operare nel
Corno d’Africa (Somalia, Etiopia, Eritrea, Gibuti) e nei paesi della sponda
africana del Mediterraneo (Libia, Tunisia, Algeria, Egitto)
6) Migrazione sicura e legale: Promuovere
canali di migrazione sicuri e legali può contribuire a ridurre le migrazioni
irregolari e pericolose. Occorre che i paesi avanzati tornino a fornire visti
di ingresso tramite Ambasciate e Consolati. I quali dovrebbero fare opera di
informazione circa le richieste numeriche e qualitative del paese che
rappresentano. Questo potrebbe includere programmi di riunificazione
familiare, visti di lavoro temporanei, corridoi umanitari nei due sensi (da e
verso i paesi di origine) per i lavoratori stagionali e programmi di
reinsediamento.
7) Integrazione e inclusione: Gli sforzi
dovrebbero essere fatti per promuovere l'integrazione e l'inclusione dei
migranti nelle comunità di accoglienza. Ciò implica garantire l'accesso
all'istruzione, all'assistenza sanitaria, all'occupazione e all'alloggio
adeguato. La diversità dovrebbe essere considerata come una risorsa.
Soluzioni di questo tipo faranno abbandonare atteggiamenti
discriminatori o xenofobi causati, nella popolazione che accoglie, dal senso
di abbandono del problema da parte dei governi del loro paese. Finora, almeno
in Italia, i vari governi hanno lasciato tutte le negatività del fenomeno a
carico dei cittadini: le conseguenze di spaccio, macro e microcriminalità,
caporalato, prostituzione, occupazione di immobili sono lasciate nell’abbandono
da parte delle istituzioni e devono essere sopportate dai cittadini.
8) Educazione e consapevolezza: L'educazione
e la sensibilizzazione sulle questioni legate alla migrazione possono
contribuire a combattere l'intolleranza, i pregiudizi e le false
informazioni. La promozione della tolleranza, dei diritti umani e del rispetto
reciproco può favorire una migliore accoglienza dei migranti, purché
rispettosi dei valori, delle leggi e delle prassi civiche dei residenti.
Oggi, agli occhi dei cittadini, i governi non
sembrano interessati a risolvere problemi post sbarchi. Da qui, atteggiamenti
xenofobi sempre più consolidati nella popolazione. Si vedano i recenti
atteggiamenti di Olanda e Danimarca, per tacer del Regno Unito e della
Francia e , in genere, dei paesi ex sovietici, dove sarebbe dovuto nascere
l’uomo nuovo ad opera del comunismo. Ricordo che l’ungherese Orban è stato
responsabile della gioventù comunista nell’Ungheria sovietica.
Che cosa deve fare la UE
Integrando i punti precedenti, la UE deve
(puo?) promuovere:
1) Investimenti nel paesi di origine: L'UE
può sostenere i paesi di origine attraverso programmi di sviluppo economico e
sociale. Investimenti mirati possono contribuire a creare opportunità
economiche, migliorare l'istruzione e l'accesso ai servizi sanitari,
riducendo così la motivazione delle persone a migrare.
2) Gestione dei flussi migratori: L'UE
dovrebbe sviluppare politiche comuni per la gestione dei flussi migratori
tramite un sistema di asilo armonico che garantisca l'equa distribuzione
delle richieste di asilo tra gli Stati membri. Tali politiche dovrebbero
definire l'assegnazione di quote di rifugiati tra gli Stati membri,
consentendo un equo carico tra i paesi europei.
3) Investimenti nella sicurezza delle
frontiere: L'UE deve rafforzare la sicurezza delle sue frontiere esterne, sia
terrestri che marittime. Ciò per contribuire a ridurre i flussi migratori
irregolari e il traffico di esseri umani.
4) Lotta alle reti criminali. Una maggiore
cooperazione tra le forze di polizia e le autorità di frontiera europee può
aiutare a prevenire l'immigrazione illegale e il traffico di esseri umani.
Occorre intensificare gli sforzi per combattere le reti criminali coinvolte
anche nel contrabbando di migranti, “usati” anche come portatori di organi di
ricambio da trapiantare. Questo richiede una maggiore cooperazione tra le
forze dell'ordine dell’Unione, il potenziamento delle attività investigative
e la punizione dei responsabili.
Soprattutto richiede la condivisione di
obiettivi comuni.
Nel frattempo: https://www.mauronovelli.it/RIFLESSIONI.htm#_Riflessione_n_71
|
Riflessione
n°78 (7-6-2023)
Elementi
di analisi marxiana recuperati ahumm….ahumm….
(segue
dalla riflessione n° 77)
Vari economisti continuano a "recuperare" Marx
sotto il velo di una critica alle sue elaborazioni. Samuel Bawles, professore
di ricerca e direttore del programma di scienze comportamentali presso
il Santa Fe Institute. comincia con una serie di negatività a carico
del filosofo tedesco ma ipotizza la possibilità che le analisi marxiane
possano approfondire e migliorare i rapporti tra capitale e lavoro, tanto da
permettere al moderno capitalismo di trarne giovamento.
Queste posizioni di non pochi teorici
dell'economia mi fanno venire in mente l’astuta prefazione che Osiander
(pastore luterano) stilò per il libro sull'eliocentrismo di Copernico
il quale, ormai sul letto di morte, non ebbe mai il coraggio di pubblicare.
Per evitare gli strali delle gerarchie cattoliche, la prefazione di Osiander
avvertiva che le teorie copernicane non volevano rappresentare la realtà dei
moti celesti, ma costituivano semplicemente un modello, una scorciatoia per
effettuare calcoli astronomici con maggiore facilità e precisione rispetto a
quelli, molto più complicati, imposti dal geocentrismo tolemaico che nessuno
metteva in discussione.
Così Bowles: prima dimostra la validità e
l'attualità delle analisi marxiane, poi conclude, non sulla vigenza delle
contraddizioni del capitalismo e sul dispotismo nei rapporti
industriali capitalistici, ma sul contributo che il modello marxiano può dare
allo studio del problema e quindi al miglioramento del capitalismo nella fase
attuale.
_______________________________
https://promarket.org (traduzione con
l'aiuto di Google.
Mie annotazioni in corsivo/grassetto.)
Marx e la moderna microeconomia
Pubblicato il 5 maggio 2018 da Samuel Bowles
[Note in corsivo/grassetto di MN]
Pochi economisti dubitano che Marx abbia bocciato l'economia, un
giudizio basato principalmente sulla sua teoria del valore del lavoro. Ma
questo articolo sostiene che la rappresentazione di Marx dei rapporti di
potere tra capitale e lavoro nell'impresa è un'intuizione essenziale per
comprendere e migliorare il capitalismo moderno. In effetti, questa
intuizione è incorporata nei modelli standard di “agente-attore principale”
dei mercati del lavoro e del credito.
[La relazione agente-attore principale (o Modello
d'agenzia) è definita come "un contratto in base al quale una
delle due parti (l’agente) delega una quota del proprio potere all’altro. In
particolare, una o più persone (attore principale) obbliga un'altra persona
(agente) ad una particolare attività. Nota di M.N.).
Nota: il post sottostante è stato pubblicato per la prima volta
su VoxEU.org.
Gli economisti, guardando indietro, non hanno trovato molto da
ammirare in Karl Marx, l'economista, il bicentenario della cui nascita
commemoriamo il mese prossimo. John Maynard Keynes considerava il Capitale
come "un libro di testo economico obsoleto, non solo scientificamente
errato ma senza interesse per il mondo moderno e ad esso inapplicabile"
(Keynes 1925). Ugualmente duro il giudizio di Paul Samuelson: "Dal
punto di vista della teoria economica pura, Karl Marx può essere considerato
un post-ricardiano minore" (Samuelson 1962). Giudizio duro specialmente
perché Samuelson riteneva che Ricardo fosse "il più sopravvalutato degli
economisti".
Queste valutazioni si basano in gran parte sulla nostra
concezione corrente - e corretta a mio avviso – della teoria del valore del
lavoro di Marx come un tentativo pionieristico, ma incoerente e superato, di
un modello di equilibrio generale del prezzo e della distribuzione. Ma c'è un
altro aspetto del suo lavoro che è stato fortemente rivendicato dai progressi
teorici degli ultimi decenni: l'idea che l'esercizio del potere è un aspetto
essenziale del funzionamento dell'economia capitalista, anche se impostato su
uno stato idealizzato, perfettamente competitivo.
Dominio nella società liberale
Marx ha usato la teoria del valore del lavoro per dimostrare che
lo sfruttamento dei lavoratori è una condizione necessaria per i profitti
(Yoshihara 2017). [Marx sostiene (teoria del plusvalore) che il
profitto è funzione dello sfruttamento del lavoro (capitale variabile) e non
degli investimenti (capitale fisso). Infatti, Il lavoro che il capitalista
acquista sul mercato è una merce particolare che crea un valore
maggiore di quello che serve per remunerarla. Il lavoro, dunque, è la sola
merce che crea plusvalore. Nota di MN]. II termine
"sfruttamento" è giustificato dall'affermazione che il profitto
deriva da un sistema di dominio in cui i ricchi, in quanto proprietari di
beni capitali, dirigono le attività e limitano le scelte dei dipendenti
(Vrousalis 2013). La agisce per conto di una classe capitalista,
o attraverso l'esercizio del potere di mercato reso possibile dalla limitata
concorrenza nei mercati delle merci.
Ma Marx scelse di rispondere ad una domanda più stimolante: come
potrebbe realizzarsi il dominio sul lavoro da parte del capitale in
un'economia privata, perfettamente competitiva, governata da uno stato
liberale? La sua risposta si basava su quella che sembra una rappresentazione
del contratto agente-attore principale sorprendentemente moderna del rapporto
datore di lavoro-dipendente, derivante da un conflitto di interessi per la
quantità di lavoro svolto che potrebbe essere risolta con un rapporto contrattualizzato.
Marx ha sottolineato che, sul mercato del lavoro, il capitalista
acquista il tempo del lavoratore non il lavoro del lavoratore. La fornitura
di lavoro materiale [sforzo] da parte del dipendente al processo di
produzione non è assicurata da un contratto ma è piuttosto una
"estrapolazione" che "solo impropriamente potrebbe ... essere
considerata come un qualsiasi tipo di scambio" (Marx 1939).
Per sottolineare l'aspetto distintivo del mercato del lavoro, Marx
(1867) ha sottolineato che:
"La crescita dei salari può ... non essere accompagnata da alcun
cambiamento nel costo del lavoro [nel significato di sforzo], o possono anche
essere accompagnati da una caduta di quest'ultimo".
L'importante conseguenza per il lavoratore, è che il livello alto o
basso del suo salario", era funzione di "dominazione e
sfruttamento", "forma di dispotismo più odioso per la sua
meschinità" (ibid).
L'ultimo passo nella spiegazione di Marx del predominio del
capitale in un'economia capitalista liberale è la considerazione che il
processo di accumulazione e innovazione tecnica [capitale fisso
=strumenti di produzione, investimenti. Nota di MN] sostiene un
"esercito di riserva" permanente (ibid), costituito da disoccupati,
e fornisce la base che impone obbedienza a carico del lavoratore nei rapporti
industriali. [Una delle contraddizioni del capitalismo individuate da
Marx è costituita dalla necessità del padrone di avere massima libertà
d’azione in ambito sociale (stato liberale) mentre in fabbrica ha bisogno
della massima subordinazione da parte del lavoratore. Perfetta anarchia in
società. Rigida gerarchia in azienda. Insomma, il profitto (plusvalore) è
generato dal lavoro; l’esercito di riserva è generato dagli investimenti
(innovazioni tecnologiche ecc.) e permette di avere un’offerta di lavoro a
basso costo perché sovrabbondante rispetto alla domanda dei capitalisti. Nota
di MN].
La proprietà privata dei mezzi di produzione conferisce il diritto di
escludere altri dall'uso dei beni dell'impresa, e quindi i proprietari delle
imprese hanno una potente minacciosa arma per indurre i lavoratori a fornire
quel lavoro che non può essere garantito da un contratto: lavorare sodo, o
aderire all' "esercito di riserva".
La politica della produzione.
Marx non ha spiegato perché il contratto di lavoro fosse
incompleto. Assunse che questa era un'osservazione empirica incontrovertibile
e la usava come punto di partenza per la sua teoria economica. In questo,
assomiglia a Charles Darwin che ha avanzato una potente teoria della
selezione naturale senza una comprensione del meccanismo utilizzato per
realizzarsi. L'eredità genetica sarebbe in seguito spiegata da Gregor Mendel.
Proprio come Mendel sostenne Darwin, una comprensione più
completa del contratto di lavoro incompleto si sviluppò nel ventesimo secolo,
ma non rovesciò le conclusioni di Marx. Come Marx, Ronald Coase (1937) ha
sottolineato il ruolo centrale dell'autorità nelle relazioni contrattuali
dell'azienda:
"Nel contratto entra un fattore che è impiegato all'interno di
un'impresa ... Tale fattore ... è costituito dall’accettazione di obbedire
alle indicazioni dell'imprenditore per avere in cambio una certa
remunerazione ".
In effetti, Coase ha definito l'azienda con la sua struttura
politica:
"Se un operaio si sposta dal reparto Y al reparto X, non è a
causa di un cambiamento dei costi ma perché gli viene ordinato di farlo ...
il segno distintivo dell'azienda è la possibilità di non prendere in
considerazione l’andamento dei costi." (Ibid)
Herbert Simon ha fornito il primo modello Coasiano dell'azienda (Simon
1951). Ha rappresentato il rapporto di lavoro come uno scambio in cui i
dipendenti trasferiscono i diritti di controllo sulle loro mansioni
lavorative al datore di lavoro, in cambio di un salario. Simon ha
sottolineato il vantaggio per il datore di lavoro di questo accordo, perché
c'era un'incertezza inevitabile sui compiti che sarebbero stati necessari nel
corso del contratto. Pertanto, concordare una specifica contrattuale completa
delle attività da eseguire avrebbe comportato un costo troppo elevato. Simon
non sapeva che stava modellando esattamente il contratto di lavoro
incompleto, fulcro della teoria economica di Marx.
Coase o Simon non hanno spiegato direttamente perché i diritti di
controllo conferiscono potere. Come una questione empirica, l'azienda sembra
essere un'istituzione politica nel senso che alcuni membri della società di
fatto impartiscono comandi con l'aspettativa di essere obbediti, mentre altri
sono costretti a seguire questi comandi. Se diciamo che il manager ha il
diritto di decidere cosa farà il lavoratore, questo significa solo che il
manager ha l'autorità legittima, non il potere di garantire la conformità di
comportamento del lavoratore. Dato che, in una società liberale, il manager è
limitato nei tipi di punizione che possono essere inflitti, e dato che il
dipendente è libero di andarsene, è un enigma che gli ordini siano in genere
rispettati.
Notando questo, Armen Alchian e Harold Demsetz hanno sfidato
l'idea Coasiana che l'azienda è una mini "economia di comando",
suggerendo che il contratto di lavoro non è diverso a questo riguardo dagli
altri contratti:
"L'azienda ... non ha potere di iniziativa, nessuna
autorità, nessuna azione disciplinare diversa dal minimo comune contratto di
mercato tra due persone ... Dov'è allora la diversità nel rapporto tra un
droghiere e il suo dipendente diverso da quello tra un droghiere e il suo
cliente? "(Alchian e Demsetz 1972)
Oliver Hart (1989) ha risposto:
“Il motivo per cui un dipendente è probabilmente più reattivo a
quanto il suo datore di lavoro desidera rispetto al cliente di un droghiere è
che il datore di lavoro ... può privare il dipendente dei beni con cui lavora
e assumere un altro dipendente per lavorare con questi beni, mentre il
cliente può solo privare il droghiere del suo essere cliente e fintanto che
il cliente è piccolo, presumibilmente non è molto difficile per il droghiere
trovare un altro cliente. "
L'esercizio del potere
Questa spiegazione richiede una dimostrazione del fatto che il
potere, in un certo senso ben definito, può essere esercitato dai datori di
lavoro sui dipendenti nell'equilibrio di un'economia competitiva. È tuttavia
sconcertante che il potere sia esercitato in un'economia competitiva [ma
questa è caratteristica economica in uno stato liberale “ideale”, di scuola,
dove vige la perfetta concorrenza, dove sono banditi monopoli ed oligopoli.
Nota di MN] in cui ogni attore si impegna volontariamente in scambi, dai
quali ognuno è ugualmente libero di andarsene.
La seguente condizione sufficiente per l'esercizio del potere
coglie le caratteristiche centrali della rappresentazione di Marx (1867) del
"dispotismo" del posto di lavoro:
Affinché B abbia potere su A, è sufficiente che, imponendo o
minacciando di imporre sanzioni su A, B sia in grado di influenzare le azioni
di A in modo che gli interessi di B siano soddisfatti, mentre A manchi di
questa capacità rispetto a B. (Bowles and Gintis 1992)
La definizione chiarisce la differenza tra il datore di lavoro e il
droghiere nella risposta di Hart ad Alchian e Demsetz. Le sanzioni imposte al
dipendente attraverso l’impedimento dell'accesso al capitale aziendale (mezzi
di produzione) sono severe (di primaria importanza), mentre quelle imposte al
droghiere dal cliente che non compra sono trascurabili o pari a zero (di
importanza secondaria). Il consumatore scontento che esce dalla porta non
impone una sanzione al droghiere perché il droghiere (in equilibrio
competitivo) massimizza i profitti selezionando un livello di vendite (e
dei prezzi di vendita, nota di MN) che eguaglia il costo
marginale al prezzo esogeno dato. Una piccola variazione nelle vendite ha
solo un effetto di secondo ordine sui profitti. Ma questo non è applicabile
al rapporto di lavoro datore-dipendente. Questo perché la disoccupazione
involontaria è una caratteristica dell'equilibrio concorrenziale di un
mercato in cui il lavoro materiale non è coperto da un contratto esecutivo
(Bowles 1985, Gintis e Ishikawa 1987, Shapiro e Stiglitz 1985). La minaccia
del datore di lavoro di porre fine al rapporto col lavoratore, imporrebbe
quindi un costo di primo ordine al lavoratore. Questa è la base
dell'esercizio del potere da parte dei datori di lavoro.
La natura incompleta del contratto di lavoro è quindi essenziale
per mostrare sia il motivo per cui il potere del datore di lavoro sul
lavoratore è essenziale per il profitto, sia il modo in cui può essere
sostenuto dal ruolo della disoccupazione di equilibrio. Marx capì il primo
assunto ma non il secondo, fornendo invece un resoconto dinamico (e non del
tutto convincente) di come l'esercito di riserva sarebbe stato sostenuto nel
lungo periodo.
Microeconomista o precursore di Microeconomia moderna?
Marx è stato un pioniere nello studio del sistema di relazioni
agente-attore principale, anche se ovviamente non usava questo termine. I
modelli di agente-attore principale costituiscono ora il fondamento
microeconomico per lo studio delle relazioni tra classi (sebbene gli
economisti non utilizzino tale termine) nelle economie capitalistiche e di
altro tipo, ad esempio nei trattamenti standard degli scambi tra datore di
lavoro e dipendente o tra prestatore e mutuatario. Questi modelli sono
essenziali per l'analisi attuale dei problemi economici di tutti i giorni,
come i modelli ciclici in materia di determinazione salariale e di
produttività e i vincoli di quantità che i mutuatari devono affrontare nei
mercati del credito. Entrambi questi problemi hanno una notevole importanza
microeconomica, ma sono anche importanti basi della macroeconomia.
Marx era un precursore visionario della microeconomia moderna, e la
microeconomia moderna gli ha ripagato il favore chiarendo i limiti di alcune
delle sue idee più importanti. Tra questi, la teoria del valore del lavoro
come rappresentazione di un sistema generale di scambio (Morishima 1973,
1974), e la sua "teoria della tendenza alla caduta del tasso di
profitto" (Bowles 1981, Okishio 1961). Come ha fatto notare Michio
Morishima (1974), Marx non ha risolto gli eccezionali problemi teorici dei
suoi giorni, ma piuttosto i problemi previsti che in seguito sarebbero stati
affrontati matematicamente.
La moderna economia pubblica, la concezione dei meccanismi e la teoria
delle decisioni pubbliche hanno anche messo in discussione la nozione -
comune tra molti marxisti degli ultimi giorni, sebbene non suggerita da Marx
stesso - che la governance economica senza proprietà privata e mercati
potrebbe costituire un sistema vitale di governance economica.
Problemi politici ed economici
Nel 1972, Abba Lerner identificò astutamente uno dei limiti del
paradigma neoclassico. Un contratto trasforma "un problema politico in
un problema economico. Una transazione economica è un problema politico
risolto ... L'economia ha conquistato il titolo di regina delle scienze
sociali scegliendo i problemi politici risolti come suo dominio.
"(Lerner 1972)
Se questa è una caratteristica o un bug dipende dal tuo punto di
vista. Il dominio della economia-regina non è sembrato troppo angusto perché
lo stesso paradigma ha fornito una ragione per pensare che "problemi
politici" irrisolti, come la natura incompleta del contratto di lavoro o
l'esercizio del potere da parte dei datori di lavoro sui lavoratori, fossero
illusioni. Joseph Schumpeter ha sottolineato questo punto: "Ciò che
distingue il lavoro dirigente da quello diretto sembra a prima vista
fondamentale", ha scritto. Ma, sosteneva, in realtà che la differenza
"non costituisce una distinzione economica essenziale ... la condotta
del primo è soggetta alle stesse regole di quella del secondo ... e stabilire
questa regolarità ... è un compito fondamentale della teoria economica".
(Schumpeter 1934)
Perché, ci si chiede, Schumpeter considererebbe questo punto di così
eccezionale importanza? La risposta è che se il dispotismo sul posto di
lavoro, esplicitato da Marx, fosse accertato, allora l'argomento liberale
contro la democrazia economica (“in economia non c'è niente da
democratizzare”) è falso.
__________
Nota dell'editore: Questo articolo è basato su un'opera
più grande dello stesso titolo che sarà pubblicata in giapponese in un numero
speciale del Seminario Keizai, edito da Naoki Yoshihara.
References
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Alchian, A A and H Demsetz (1972), “Production, Information Costs, and
Economic Organization”, American Economic Review 62(5): 777-95.
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Bowles, S (1981), “Technical Change and the Profit Rate: A Simple
Proof of the Okishio Theorem”, Cambridge Journal of Economics 5(2): 183–186.
-
Bowles, S (1985), “The Production Process in a Competitive Economy:
Walrasian, Neo- Hobbesian, and Marxian Models”, American Economic Review
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Capitalist Economy”, Philosophy and Public Affairs 21(4): 324-53.
-
Coase, R H (1937), “The Nature of the Firm”, Economica 4: 386-405.
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Gintis, H and T Ishikawa (1987), “Wages, Work Discipline, and
Unemployment”, Journal of Japanese and International Economies 1: 195-228.
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Firm”, Columbia Law Review89(7): 1757-74.
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Morishima, M (1973), Marx’s Economics: A Dual Theory of Value and
Growth, Cambridge University Press.
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Morishima, M (1974), “Marx in Light of Modern Economic Theory”,
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Okishio, (1961), “Technical Changes and the Rate of Profit”,
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Schumpeter, J (1934), The Theory of Economic Development: An Inquiry
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University Press.
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Shapiro, C and J Stiglitz (1985), “Equilibrium Unemployment as a
Worker Disciplining Device: A Reply”, American Economic Review 75(4): 892-93.
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Simon, H (1951), “A Formal Theory of the Employment Relation”,
Econometrica 19(3): 293-305.
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Vrousalis, N (2013), “Exploitation, Vulnerability, and Social
Domination”, Philosophy and Public Affairs 41: 131-57.
-
Yoshihara, N (2017), “A Progress Report on Marxian Economic Theory and
on Controversies in Exploitation Theory since Okishio, 1963”, Journal of
Economic Surveys, forthcoming.
---------------------------------------------
Ma anche Jeremy Rifkin….
Considerazioni sul recupero, mimetizzato e
sotto traccia, di elaborazioni marxiane in linea con le precedenti, possono essere
svolte in merito alle riflessioni socio-economiche di Jeremy Rifkin. Se si
analizza il suo “ "La società a costo
marginale zero: l'internet delle cose, l'ascesa del capitalismo collaborativo
e l'eclissi del capitalismo", ci si informa sull'evoluzione delle
tecnologie digitali, come l'Internet delle cose e l'economia
collaborativa.Nuovi strumenti che stanno spingendo l'economia verso una
nuova fase in cui il costo marginale di produrre e distribuire beni e servizi
tende a zero, con il conseguente declino del saggio di profitto, esattamente
come indicava Marx.
Il costo marginale
si riferisce al costo aggiuntivo necessario a produrre una ulteriore
unità di un bene o servizio, una volta che i costi fissi sono stati
sostenuti. Tradizionalmente, l'economia ha funzionato con una struttura di
costo marginale positivo, in cui la produzione e la distribuzione richiedono
costi significativi anche per ogni unità aggiuntiva.
Tuttavia, secondo
Rifkin, le tecnologie digitali stanno cambiando questo paradigma. Con
l'avvento di Internet e delle tecnologie digitali, la riproducibilità dei
beni e dei servizi è diventata praticamente gratuita o a costo marginale
vicino allo zero.
Chi avrebbe
ipotizzato, solo qualche decennio fa, la possibilità di comunicare a costo
zero con ogni essere umano dotato di un account di posta elettronica?
Rifkin sostiene che
questa transizione verso una società a costo marginale zero avrà profonde
implicazioni sull'economia, sulle imprese e sulla società nel suo complesso.
Egli sostiene che l'economia collaborativa e la condivisione delle risorse
saranno sempre più importanti, poiché le persone possono sfruttare le
tecnologie per condividere beni e servizi senza bisogno di possederli
fisicamente e senza bisogno di (costori) intermediari . Questo potrebbe
portare a una maggiore sostenibilità, alla riduzione dei costi e a radicali
cambiamenti nei modelli di business tradizionali.
Ci sono,
comunque, implicazioni sociali, politiche e legali che devono essere
prese in considerazione quando si affrontano i cambiamenti derivanti da una
transizione verso una società a costo marginale zero.
Interessante il suo
articolo: à «Il
progresso ha fallito. È ora che inizi l’età della Resilienza» L’ideologia
dell’efficienza economica ha divorato il pianeta. Ma comincia ad affermarsi
una mentalità diversa, specie tra i giovani, che ha altre priorità.
di Jeremy Rifkin. (L’Espresso 28-11-2022)
Ma Rifkin non può dire di aver rivalutato
alcune posizioni analitiche di Marx: verrebbe subito censurato! Visto che,
ormai (grazie ai coglionazzi di cui alla riflessione 77) marxismo =
comunismo.
|
Riflessione
n°77 (6-6-2023)
Elly
e le candeline dell’avvenire.
Elly &Co
hanno scoperto che, vista l’incapacità di elaborare linee politiche e
progetti per la società, risulta molto utile adottare principi e metodi del
qualunquismo populista: dire, scrivere e fare le cose che il popolino vuol
sentire, leggere e vedere. Con l’aiuto di quotidiani blasonati è questa la
nuova linea della sinistra che più sinistra, oggi, non si può..
Qualche esempio
recente: Murgia e Saviano sul saluto romano dei comandanti dei reparti in
sfilata; Corte dei Conti esclusa dalle verifiche concomitanti sulla
realizzazione dei progetti del PNRR; cacciata di Fazio, Littizzetto e
dell’Annunziata dalla Rai; eliminazione dell’assegno di cittadinanza per i
poveri; Repubblica dopo il primo turno delle amministrative: “L’onda di
destra si è fermata”.
Il fatto è che
ormai si è definitivamente confuso il comunismo col marxismo e col
cattolicesimo. Non sapendo più che cosa fare per ritrovare una linea
politica, i più arditi intellettuali de sinistra si limitano a
ripetere che “essere di sinistra significa stare con i più deboli”. Ma questa
linea politica non ha nulla a che fare col marxismo. Semmai scimmiotta, con
atteggiamento deteriore, il cattolicesimo, neanche la dottrina sociale della
chiesa cattolica.
Marx ha
indagato il sistema borghese, impostando una visione di classe
(semplifico), e non ha mai individuato come obiettivo lo stare con i
più deboli. I quali non sono una classe. Secondo Marx il sistema borghese
verrà travolto dalla classe operaia non dai più deboli, cioè disoccupati,
sottoproletari, emigranti ecc. Per inciso, dura fu la presa di posizione di
Marx contri gli immigrati irlandesi in Gran Bretagna: la creazione di un
esercito di riserva avrebbe messo in discussione il livello dei salari degli
operai inglesi. Ma tant’è: rifocillati da Papa Francesco (apprezzato
però solo quando conviene) gli intellettuali de sinistra sono
diventati tutti prima cattocomunisti e poi solo catto.
Disgraziatamente
per Marx (il cui sistema di analisi della società è ancora valido e –credo -
utile) la sua dottrina è stata confusa con l’attuazione politica
pratica che coglionazzi hanno pensato bene di fare: il comunismo (di Stalin,
di Pol Pot, di Chavez o di Enver Oxa) è stato contrabbandato per
realizzazione del marxismo. E dopo settant’anni di applicazione di dittature
personali ad opera dei profittatori di cui sopra (i quali però sono riusciti
a far passare il messaggio che il loro fosse “dispotismo proletario” secondo
i canoni marxisti) l’analisi marxiana è stata confusa e ridotta alla
semplice “dittatura del proletariato”, termine neanche coniato da Marx,
ma mutuato da un marxista ex militare prussiano emigrato in USA, di cui non
ricordo il nome.
A seguito di
queste vicende, il “Sol dell’avvenire” si è rifiutato perfino di sorgere. E
la sinistra di Elly, senza più ideologia ormai massacrata e snaturata
dal “comunismo”, deve sperare di illuminare la sua politica accendendo
“candeline dell’avvenire” con Murgia, Saviano, con saluti fascisti, sulla
Corte dei Conti, con Fazio, Annunziata ecc.
Di Marxismo
potremo riparlare esplicitamente tra un paio di generazioni, ma secondo la
lettura che ne fece Rosa Luxemburg: conquista democratica del potere
democratico.
[Continua alla
Riflessione n° 78]
|
Riflessione
n°76 (28-5-2023)
Riscaldamento
globale e sue cause
Dal carotaggio dei
ghiacci della Groenlandia.Da Journal of Quaternary Science Reviews .
Negli ultimi 10mila
anni, il periodo di maggiore riscaldamento risale a 3.200 anni fa (1200
a.C.). E’ definito Riscaldamento Minoico.
Dopo la temperatura
tende a calare, ma sempre in periodo caldo. Risale nel 300 a.C fino al 200
d.C. E’ definito Riscaldamento Romano
Dal 600
d.C. all’800 d.C. l’ambiente si raffredda con temperatura in
calo.
Dall’800/1000
d.C.. inizia un periodo di forte riscaldamento fino al 1400 d.C. E’
definito Riscaldamento Medievale.
Dal 1400 inizia un
raffreddamento evidente fino al 1850. Da quel periodo, sempre in ambiente
freddo, inizia un aumento della temperatura fino ai nostri giorni. Questo
periodo è definito Piccola Glaciazione.
Il grafico
evidenzia come, negli ultimi 10.000 anni, i periodi di notevole
raffreddamento siano significativamente più brevi rispetto a quelli (pur con
alti e bassi) di notevole riscaldamento. Il più lungo periodo di
raffreddamento è quello della Piccola Glaciazione dal 1400 ad oggi. Nel corso
della quale, la temperatura odierna è stata raggiunta anche attorno al 1650.
Il grafico che
segue evidenzia meglio l’andamento della temperatura dal 1000 ai giorni
nostri.

Quindi, nessun
problema nel riconoscere che il pianeta si sta riscaldando.
I dubbi nascono
sulle cause.
Io non ritengo che
il riscaldamento sia colpa dell’uomo e dei suoi barbecue, o delle mucche
soggette a sorprendenti soffioni flatulenti. Mentre è vero che
l’inquinamento è tutta colpa nostra.
|
Riflessione
n°75 (23-5-2023)
Il
primato della “persona”. All’Indice le etnie!
Con l’ultimo
compulsivo intervento del presidente Mattarella, secondo il quale ad avere
diritto ad essere difesa è la singola persona e non l’etnia, possiamo dire
concluso, perché perfezionato (nel senso che non saprei come andare oltre
nell’affermazione e nel primato dell’individuo), il periodo
dell’individualismo, imposto - nei fatti - trent’anni fa da Silvio Berlusconi
Comincia ad
essere sanzionabile dagli audaci e corretti progressisti anche parlare di
“popolo italiano”, di “ cittadini italiani” e genericamente di “Italiani”.
Più corretto sarebbe sostituire quei concetti con “chi staziona (stabilmente
o occasionalmente) entro i confini stabiliti (per l’Italia) 77 anni fa,
al termine della seconda guerra mondiale”.
A conferma di
quanto detto, ricordo che su una delle pareti dell’androne della sede
del PD, in Via del Nazareno a Roma, è presente un monito per il viandante: il
partito è “Dalla parte delle persone”.
Pertanto,
conoscendo l’ignoranza dei suoi concittadini, il presidente sa che se, si
parla di etnia, si rischia di accostarsi troppo al termine
“razza”. Per evitare questa contaminazione, si fa un guazzabuglio di concetti
tra etnia, razza, popolo, cittadini. Tutti da rifuggire, pro bono delle
singole persone. Meglio evitare contaminazioni e straripamenti concettuali,
anche a costo di sostenere, con superficiale originalità culturale,
che, in termini di “protezione”, non si possa andare oltre la “persona”.
Penso al concetto marxiano di “classe”; ai gruppi etnici minoritari, a quelli
linguistici, a quelli religiosi ecc.
Ecco la
definizione di etnia del vocabolario Treccani:
“etnìa s. f.– In
etnologia e antropologia, aggruppamento umano basato su caratteri
culturali e linguistici. Spesso usato, nel linguaggio giornalistico, con
il significato di minoranza nazionale, gruppo etnico minoritario.
Quindi le
caratteristiche che individuano una etnia sono principalmente “culturali e
linguistiche”.
Ma, per carità,
il termine etnia si sta usando da destra, quindi meglio censurarlo,
anche perché gli ignoranti potrebbero facilmente confonderlo con razza.
Per inciso, la
nostra Costituzione si esprime richiamando la “razza” e non l’ “etnia”
(Art.-3).
PS. Sarà
opportuno cambiare nome all’Etnologia come materia di studio e settore di
ricerca.
|
Riflessione n°74
(16-5-2023)
L’Intelligenza
Artificiale non potrà mai avere intuizioni.
Forse.
Così come la
veniamo conoscendo, l’Intelligenza Artificiale può apprendere, imparare,
dominare, organizzare ed elaborare per le sue risposte tutto lo scibile
umano. Ma una cosa non può fare: andare oltre quello scibile. Per superare le
attuali conoscenze e poterle superare non solo quantitativamente, è
necessaria una particolare capacità umana: l’intuizione. Questa permette
all’uomo di guardare dentro le cose, oltre le loro caratteristiche sensibili,
quindi di superficie e, quindi, affidabili alla ragione.
L’IA non
può quindi “guardare dentro”, “entrare nelle cose conosciute fino a scoprire
di esse quanto ancora non è conosciuto dall’uomo. Il processo umano ,
attraverso collegamenti umorali, creativi e non lineari e
concatenazioni irrazionali di esperienze razionali.
A tal
proposito, ho interrogato Chat GPT sull’intuizione umana.
Tra le altre
cose mi risponde che:
“ L'intuizione umana rimane un
fenomeno molto complesso e multifattoriale, che coinvolge non solo
l'elaborazione dei dati, ma anche l'esperienza, l'emozione, il contesto e la
creatività. È improbabile che le IA raggiungano completamente il livello di
intuizione umana nel prossimo futuro, ma potrebbero sviluppare capacità
sempre più sofisticate che si avvicinano ad alcune forme di intuizione”.
Insomma, l’I.A.
non potrà mai esclamare: “Eureka!”.
Forse.
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AGGIORNAMENTO
DEL 17-5-2023: Un ulteriore limite della IA.
Perché l’IA possa essere d’aiuto, occorre che
le conoscenze umane siano manifestate attraverso documenti, foto, video,
registrazioni. Se non esistono tali media, l’IA non può suggerire alcunché.
Voglio dire che se – ad esempio – io scopro la pietra filosofale ma non
diffondo la scoperta pubblicando documenti scritti, foto, video,
registrazioni, la IA non sa nulla della scoperta della pietra filosofale e
non può produrre commenti ecc. .
|
Riflessione
n°73 (9-5-2023)
Ponte
sullo stretto: preoccupazioni.
Ponte sullo Stretto, ecco il progetto |
VIDEO, SCHEDE e RENDERING
-à Il progetto definitivo del Ponte sullo
Stretto: si riparte da qui, tutti i dettagli e le immagini con le schede
tecniche della grande opera. Di Peppe Caridi 16 Mar 2023 | 19:22
Da tremare! Si legge nell’articolo:
“Quadro
geo-sismotettonico –
Revisione critica ed aggiornamento con le conoscenze ed i risultati
scientifici più recenti (2003-2011) da parte di un team di esperti in
geodinamica, geologia strutturale, sismologia, geodesia, geologia marina (La
Sapienza – INGV). Confermato che l’allontanamento tra le due coste avviene
con velocità inferiore a 0,5 mm/anno (10 cm in 200 anni), ininfluente ai fini
della realizzazione del ponte.
• 7,1
magnitudo della scala Richter resistenza al sisma”
Per l’estensore dell’articolo (dd 16-3-2023)
i “risultati scientifici geodinamici più recenti risalgono al 2011”.
Ma nel 2017 si scopre (CNR) che le cause
dell’allontanamento della Sicilia dalla Calabria sono dovute al movimento di
alcune microplacche con movimenti
particolari che sarebbero individuate sotto il mar Ionio e potrebbero portare
alla formazione di catene montuose e a rendere sempre più distante la nostra
isola dal resto della nazione.
Da newsicilia.it/Catania/scienze: del 2-3-2018: La
Sicilia si allontana dalla Calabria, ing. Palano (Ingv): "Una lingua
crostale penetra in profondità nel mantello terrestre" (newsicilia.it)
Spiega il dottor Mimmo Palano dell’Ingv, Istituto
Nazionale Geofisica Vulcanologia di Catania, che in primis ci ha parlato
della struttura geologica della zona e dei complessi movimenti geodetici
misurati sul nostro territorio. “La Sicilia costituisce un blocco
crostale noto in letteratura come “micro placca Siculo-iblea” –
spiega Palano […] Questo blocco crostale si muove in direzione
nord-nord-ovest con velocità di circa 5-6 mm/anno [Nota di MN: : verso la
Sardegna], mentre la Calabria e il settore nord-est della nostra isola si
muovono verso nord-nord-est [Nota di MN: verso la Puglia] al
ritmo di un centimetro l’anno.[…] Infine
per quanto riguarda il ponte, suggerisco di acquisire nuovi dati
geologici e geofisici, al fine di quantificare meglio i tassi di
deformazione a cavallo dello stretto”.
Il, 5 giugno 2020, ai microfoni di CityNow è
intervenuto il dott. Enzo Siviero: ingegnere, architetto e
Rettore dell’Università eCampus che ha dedicato gran parte della sua carriera
nella progettazione di ponti e nell’insegnamento delle
strutture nella facoltà di architettura dell’Università di Venezia. [ Ponte
sullo Stretto, l'esperto a CityNow: 'Vento e terremoti non sono un
problema...']
Circa il problema dell’allontanamento costante della
Sicilia dalla Calabria, il dott. Siviero afferma:
“Questione risolta che va smentita: la Sicilia si
allontana di un cm all’anno dalla Calabria. La vita stimata del ponte (prima
di ulteriori interventi) è di 200 anni, quindi l’allontanamento delle due
terre sarà di circa 2 metri. Facciamo anche 3 per esagerare. I giunti che
verranno utilizzati garantiranno spostamenti per 8 metri. Anche in questo
caso non ci saranno problemi.”
Ricordo che i
progettisti, hanno approntato un meccanismo che permette al ponte di
“estendersi” di circa 8 metri.
Questa possibilità è tranquillizzante ad una
condizione, che gli spostamenti della micro placca Siculo-Iblea siano, quanto
a direzione, sempre uguali a quelli di oggi per i prossimi due secoli.
Domanda seria.
Ipotesi di cambio di direzione delle
direttrici di allontanamento Sicilia/Calabria.
Se l’allontanamento – per i motivi
tettonici e geodinamici più vari - cambiasse direzione e si
organizzasse su una linea divergente rispetto all’attuale (ad esempio la
Sicilia di Nord-Est cambia direzione e comincia a spostarsi verso Nord-Nord
Ovest come il resto dell’isola invece che continuare verso Nord-Nord Est come
la Calabria), il ponte sarebbe in grado di sopportare la torsione
risultante?
Certamente i progettisti avranno valutato le
varie ipotesi.
Sostiene Fuxas, che nessuna delle entità
interessate o dei professionisti coinvolti (hanno tutti molta fretta di
cominciare) si curi di prevedere le modalità e i costi per la
manutenzione. La vicenda del ponte Morandi inaugurato nel 1967 e crollato 50
anni dopo, non ha insegnato molto. L’ultimo ponte di una certa dimensione
realizzato in Francia, ha una struttura ed un cemento armato garantiti per
120 anni. Il nostro, con i problemi tettonici che deve affrontare, lo
garantiamo per due secoli.
Per stare più tranquilli, riporto i terremoti
intervenuti in Sicilia ed in Calabria il 6, 7 e 8 maggio 2023. Non
riporto lo sciame sismico che sta coinvolgendo Malta (distante da Messina 272
Km.) con magnitudine tra il 2 e il 4, con una scossa del 31-1-2023 pari a 5,6
ed una del 22-4-2023 pari
a
5,5.
Data e Ora
|
Magnitudo
|
Zona
|
2023-05-08 16:54:19
|
ML 2.1
|
4 km SW Crotone (KR)
|
2023-05-08 16:38:58
|
ML 2.1
|
Costa Ionica Crotonese (Crotone)
|
2023-05-08 16:35:54
|
ML 3.4
|
5 km S Crotone (KR)
|
2023-05-08 16:29:01
|
ML 3.0
|
5 km S Crotone (KR)
|
2023-05-08 15:17:44
|
ML 2.4
|
6 km NE Isola di C.Rizzuto (KR)
|
2023-05-08 05:39:19
|
ML 3.2
|
Tirreno Meridionale (MARE)
|
2023-05-08 05:37:35
|
ML 2.3
|
Costa Siciliana nord orientale (Messina)
|
2023-05-08 04:28:34
|
Md 3.4
|
Campi Flegrei
|
2023-05-07 22:31:32
|
ML 2.2
|
Isole Eolie (Messina)
|
2023-05-07 20:34:13
|
ML 2.3
|
Tirreno Meridionale (MARE)
|
2023-05-07 07:09:08
|
ML 2.3
|
Isole Eolie (Messina)
|
2023-05-06 19:43:53
|
ML 2.1
|
Costa Siciliana nord orientale (Messina)
|
2023-05-06 18:06:27
|
ML 2.3
|
Mar Ionio Meridionale (MARE)
|
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Riflessione
n°72 (3-5-2023)
GPT
e problemi di sistema delle relazioni umane.
Finora abbiamo
considerato vera l'ipotesi che l'informatica potesse eliminare molti posti di
lavoro (al netto di quelli che avrebbe creato). Hinton ci informa che
probabilmente l'informatica sarebbe in grado di far esplodere l'attuale
sistema non solo nel settore lavorativo ma in quello generale dei rapporti
umani.
Da Il Sole 24
ore: “Nei primi test e in una demo aziendale, GPT-4 è stato utilizzato per
redigere cause legali, superare esami standardizzati e costruire un sito web
funzionante partendo da uno schizzo disegnato a mano. Nell’intervista al
Times, Hinton ha ribadito le sue preoccupazioni riguardo al potenziale
dell’IA di eliminare posti di lavoro e di creare un mondo in cui molti «non
saranno più in grado di sapere cosa è vero»”.
Sono già
disponibili app che possono "trasferire" una persona e farla
diventare protagonista - ad esempio - di film porno: basta fornire al
sistema quattro o cinque foto del volto. Altrettanto avanzate, anche se
meno precise di quella appena descritta, app che ripropongono audio con la
voce di una persona reale.
Che fare?
Il mondo sarà
diviso tra coloro che sono in grado di produrre cultura che definirei
“nativa” e coloro che devono appoggiarsi al sistema tipo GPT per poter avere
informazioni articolate sui vari argomenti? E i rapporti economici come si
struttureranno? E quelli politici?
Problemi molto
seri.
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Riflessione
n°71 (21-3-2023)
Ricollocamento
migranti nei paesi UE. Come i millesimi di un condominio e obbligatorio.
Bruxelles è
finanziata dai 27 paesi in base a certi parametri. Prima finanziatrice la
Germania ecc. Il criterio per la redistribuzione obbligatoria dei migranti,
deve essere basato sulla suddivisione in millesimi da annettere a ciascun
paese.
Come in un
condominio, ogni appartamento ha tot millesimi che ne individuano la
ripartizione delle spese. In ogni settore di interesse UE, dobbiamo procedere
con lo stesso criterio, ma cambiando i pesi dei parametri fondamentali. Ad
esempio, per l'accoglienza dei migranti si valuteranno: PIL, demografia,
caratteristiche industriali, capacità economica, debito pubblico, situazione
finanziaria, disoccupazione ecc. Voglio dire che chi ha un manifatturiero
molto sviluppato o una agricoltura intensiva, potrà accogliere più
migranti. Chi ha molto sviluppato il settore dei servizi ne potrà accogliere
di meno.
Definiti i
millesimi per il settore (rivedibili periodicamente) si procederà al
conteggio dei migranti entrati in ciascun paese UE. Fatto pari a mille il
numero degli ingressi, si valuterà in funzione dei millesimi chi deve
accoglierne e chi deve redistribuire. Si procederà quindi di conseguenza,
secondo i millesimi: se la UE ha accolto 400mila migranti e in Italia sono
arrivati in 200 mila quando ne deve accogliere solo 80mila, i 1200mila in più
verranno accolti obbligatoriamente da quei paesi che non sono arrivati al
numero prefissato secondo i propri millesimi. In tal modo tutti accoglieranno
il giusto numero di migranti, sopportando – in base ai calcoli – lo stesso
impegno degli altri paesi. Inoltre tutti i 27 paesi saranno coinvolti
sul problema delle migrazioni dedicando ad esso lo stesso impegno degli
altri.
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Riflessione
n°70 (19-3-2023)
Autovetture.
Comparazione di inquinamento ed emissione di CO2.
Notizia riportata da un TG. Interessante
studio su inquinamento ed emissioni di CO2.
Si sono rilevati sia l’inquinamento che le
emissioni di CO2 per due vetture, una col motore a scoppio e l’altra col
motore elettrico. L’indagine parte dall’estrazione dei minerali per la
costruzione dei due mezzi, la loro trasformazione fino alla loro messa
su strada.
A Km. zero, la vettura elettrica è molto più
inquinante e produce una quantità di CO2 enormemente superiore, soprattutto
per via dei processi di fabbricazione dei 700-900 chili di batterie.
A questo punto la ricerca ha inteso
rispondere alla domanda: quanti Km. deve percorrere l’auto a combustione
interna, inquinante, per raggiungere inquinamento ed emissioni di
quella elettrica prodotti fino alla messa su strada? I ricercatori hanno
valutato che la vettura old style deve percorrere 100mila Km. per allinearsi
ai valori della vettura elettrica. Solo dopo i 100mila Km. l’auto con motore
a scoppio comincia ad inquinare complessivamente di più.
Sarebbe interessante
integrare l’indagine con la valutazione dei valori di inquinamento ed
emissione di CO2 prodotti dallo smaltimento delle due vetture al termine del
loro ciclo di vita, compresi i vantaggi di un possibile
recupero di materiali.
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Riflessione
n°69 (11-3-2023)
I
furbastri della Banda Bassotti di Dublino
Migrazioni. Il nuovo parlamento europeo
(2024) deve rivedere gli accordi di Dublino.
Ricapitoliamo: in violazione della
fondamentale legge del mare che considera la nave che batte bandiera di un
paese come territorio di quel paese, gli accordi di Dublino impongono che il
primo paese a cui il migrante mette piede e chiede protezione sia
quello di sbarco e non quello di cui la nave "salvatrice" batte
bandiera. Questa norma crea una situazione molto grave nei confronti di
Grecia, Malta e Italia.
[Per inciso, la Spagna costruì le barriere
alla fine degli anni '90. La separazione è costituita da barriere
coronate da filo spinato. Per il progetto, 30 milioni di euro sono stati
stanziati dall'Unione europea. Sono state erette due barriere parallele di
tre metri di altezza, con posti di vigilanza alternati e camminamenti per il
passaggio di veicoli adibiti alla sicurezza. Cavi posti sul terreno
connettono una rete di sensori elettronici acustici e visivi. La barriera è
dotata di un'illuminazione ad alta intensità, di un sistema di videocamere di
vigilanza a circuito chiuso e strumenti per la visione notturna. Una
successiva opera d'innalzamento della barriera l'ha portata a sei metri
d'altezza, con il consenso dell'agenzia europea Frontex [Wikipedia]
Perché si è creata una situazione
insostenibile per Italia, Grecia e Malta? I migranti arrivati in quei paesi
attraversando il Canale di Sicilia, una volta sbarcati, possono anche
disperdersi in Europa, in genere nei paesi del Nord Europa. Ma se le autorità
di quei paesi decidono che non hanno diritto a ricevere protezione, non
devono né tenerseli né rimpatriarli riportandoli nel paese di origine. Basta
che li riportino nel primo paese UE di sbarco, secondo gli accordi di
Dublino. Quindi in Italia, in Grecia, o a Malta. Comodo, no?!
Ti t’hee capì?
La Merkel organizzò dei charter per riportare
migranti irregolari in Italia.
Da Rassegne Italia
info del 18-6-2019:
. Merkel ci manda in aereo migranti storditi e sedati.
L'ira dei leghisti: "Siamo pronti a chiudere gli aeroporti" -
Da Il
Giornale 11-3-2023:
https://www.ilgiornale.it/news/nazionale/non-avete-idea-cosa-accadr-profezia-sui-migranti-che-2125495.html
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Riflessione
n°68 (27-2-2023)
Meglio
la Schlein
Non
so se Schlein abbia vinto per le truppe cammellate organizzate dai 5Stelle o
per decisioni autonome dei simpatizzanti, visto che gli iscritti si sono già
espressi a favore di Bonaccini, ma credo che, viste le caratteristiche
attuali del PD, sia stata la scelta migliore.
Il
PD non ha più una organizzazione interna adeguata, in grado di operare un
controllo del territorio e di concorrere alla definizione della linea
politica del partito. Non controlla più neanche le periferie, lasciate
ormai all’attivismo della destra. Bonaccini, uomo d’apparato, avrebbe dovuto
iniziare da capo, ricercando momenti di motivazione per iscritti e militanti.
Problema forse di impossibile soluzione, almeno oggi. Una conferma di quanto
scrivo è per me clamorosa: il gazebo aperto la domenica mattina dal circolo
PD vicino casa, nel pomeriggio era stato sbaraccato, non credo per manca di
clienti, semmai per mancanza di militanti/volontari.
La
Schlein, non essendo del PD, non ha bisogno di apparati, procederà a
trasformare il partito PD in movimento PD, sulla falsa riga del M5S. Per
questo le basteranno i talk show, cui farà partecipare gente nuova mirante ad
inserire nel corpo dei simpatizzanti momenti di curiosità, di
galvanizzazione e di spontaneismo, escludendo i vecchi e logori figuri
onnipresenti e, ormai, rompipalle. Pur sapendo di non avere a disposizione
molti media: la RAI potrebbe essere ben presto rivisitata dalla Meloni e le
reti Mediaset potrebbero subordinare la sua partecipazione alle sue posizioni
e ai suoi giudizi espressi sulla situazione dei partiti sia di destra che di
sinistra. A meno che le reti del Cavaliere non intuiscano che, con la sua
presenza, il PD verrà ridotto al lumicino. In questo senso è illuminante una
sua dichiarazione dopo la vittoria: “Sarò un problema per la Meloni!”. Quindi
non il PD, ma lei in prima persona. Infine, non so se riuscirà a mantenere il
serbatoio costituito dallo zoccolo duro dei vecchi militanti comunisti (ormai
in via di estinzione naturale). Alcuni di questi forse emigreranno verso il
partito di Marco Rizzo. Certamente spera di riuscire ad interrompere il
deflusso verso il M5S di cittadini che si ritengono di sinistra, soprattutto
giovani.
Vedremo
di quali compagni di viaggio si circonderà per questa sua avventura: capiremo
subito se lei stessa e gli “assistenti” saranno in grado di convincere i
cittadini, che seguono i talk show e i social, di saper affrontare i gravi
problemi del paese, oltre che proclamarsi in grado di farlo. Almeno
virtualmente.
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Riflessione
n°67 (19-2-2023)
Superbonus
con i miei soldi! Uno scherzetto tra governi?
Come vanno le cose! Una volta era il nuovo
governo Prodi a dover correggere le cazzate del precedente governo di destra
al fine di rimettere in sesto i conti. Oggi le cose si sono invertite: è il
governo di destra a dover correggere le cazzate disastrose dei precedenti
governi, quello giallorosso (M5S+PD) e quello del tecnico della provvidenza
(Mario Draghi).
Passi per i 5Stelle, ma non è credibile che
nè il PD né Draghi si siano resi conto del disastro che le loro
normative avrebbero provocato sui conti pubblici. Da sabino diffidente
ritengo: o che avessero l’assicurazione dalla UE che – finché in
sella il governo Draghi - non avrebbe imposto di considerare il buco
generato come debito pubblico o (opzione meno probabile) che il tecnico
della provvidenza non si sia accorto delle potenzialità esplosive del
meccanismo. Infatti, Draghi se ne rese conto: in una prima stesura, la
finanziaria 2022 prevedeva l’introduzione di un limite Isee a 25mila euro per
poter accedere alla regalia del superbonus. Di fatto quel limite, inserito
per i gonzi (Corte dei Conti? UE? Tecnici) è stato cancellato. Ma di questo,
il miglior tecnico della provvidenza in circolazione non si è reso conto. Per
cui tutto l’ammanco e i gravissimi problemi creati a famiglie ed aziende
edili dovranno essere gestiti dal governo Meloni. A giugno 2022 se ne
accorse anche la Corte dei Conti che evidenziò il calo di gettito fiscale e
gli effetti distorsivi del meccanismo
Per inciso, In un incontro tra amministratori
pubblici italiani e tedeschi, spiegavamo i meccanismi del superbonus. I
Tedeschi non approfondirono, si limitarono ad osservare seccamente che una
normativa del genere sarebbe stata subito cassata dalla loro Corte dei Conti.
A proposito: la Corte dei Conti, chi era
costei? Solo a giugno 2022 si accorge del problema?
AGGIORNAMENTI
DEL 20-2-2023
Vedremo
che cosa chiedono alla CDP. Ricordo che la CDP raccoglie e gestisce il
risparmio degli italiani espresso in Libretti Postali (sic) e Buoni Postali
Fruttiferi (risic). Di “postale” hanno solo la raccolta e il
collocamento, ma la Cassa approfitta della considerazione che Poste Italiane
ha nell’ambito dei piccoli e medi risparmiatori. Non vorrei che le cazzate di
Conte e Letta (per tacer del “non cale” di Draghi) le paghino i nostri
cittadini titolari di Libretti e BPF.
Ma
Daniele Franco, ministro dell’Economia e delle Finanze del governo del tecnico
della provvidenza che più tecnico della provvidenza non si può, dov’era?
Cottarelli
è persona degna. Ancora non riesco a spiegarmi la castroneria commessa da
Matteo Renzi il quale, dopo averlo incaricato di elaborare una spending
review di ampio respiro, lo ha giubilato ed ha accantonato il suo
lavoro. A mio avviso quello è stato l’inizio della fine di Renzi. Il successo
gli stava dando alla testa.
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Riflessione
n°66 (1-2-2023)
Auto
elettrica. Non piace agli Italiani, ma avremo colonnine di ricarica
sovrabbondanti.
Il motore a combustione interna, brevettato
nel 1853 da due lucchesi, Barsanti e Matteucci e sviluppato da Daimler oltre
venti anni dopo, andrà in pensione dopo circa 180 anni. Il motore elettrico
avrà una vita di circa 30 anni. Fra due o tre lustri verrà soppiantato dal
motore a idrogeno. Nonostante ciò, costruttori e governi impongono al mondo
di adottare il motore totalmente elettrico, anche se avrà vita brevissima se
paragonata a quella del motore a scoppio. I Cinesi, praticamente monopolisti
nel settore delle batterie, ringraziano.
L'attuale tecnologia dell'elettrico impone
accumulatori invadenti (peso di 800-900 chili), dalla capacità non esaltante
(percorrenze di 400-500 Km), con capacità calante negli anni e durata molto
variabile (5-8 anni), soprattutto se si è obbligati a lasciare l'auto in
sosta al sole. Trascorsi i quali, occorrerà smaltire batterie di oltre 40
milioni di autoveicoli solo in Italia e di circa 300 milioni in Europa.
Quando la tecnologia ci permetterà di dimezzarne il peso, raddoppiarne la
capacità e la durata, saremo pronti per il motore a idrogeno. Oltretutto, in
caso di incidente, il maggior peso degli autoveicoli causerà danni ben più
gravi.
L'andamento delle vendite di auto elettriche
vede gli Italiani non particolarmente entusiasti. Siamo praticamente gli
ultimi tra i paesi importanti: in Germania, 198.293 nuove immatricolazioni da
ottobre a dicembre (+66,1%), seguita dalla Francia che sale del 12,6%; in
Italia, invece, si è registrato un calo; - 34,2% Ma stavolta il buon senso
non paga: se la propulsione completamente elettrica verrà adottata
massicciamente nel mondo, un paese turistico come il nostro sarà comunque
obbligato a massicci investimenti per dotarsi di un numero adeguato di punti
di ricarica, anche se sovrabbondante rispetto alle nostre esigenze e anche se
le colonnine, rese inutili dall'affermarsi del motore a idrogeno, verranno
dismesse entro pochi anni. In caso di mancata, scarsa o lacunosa diffusione,
molti turisti potrebbero preferire altri paesi dove ricaricare una batteria
non costituisca una criticità. Si consideri che le in Italia sono state
istallate 36mila colonnine, in Olanda (17,5 milioni di abitanti) 90 mila.
Ringraziamo costruttori e governi comprensivi
degli investimenti da fatti dalle aziende. I cittadini devono avere pazienza.
Le case costruttrici hanno speso per imporre il motore elettrico: devono
rientrare delle spese e guadagnarci un po'. Poi ci verrà offerta l’auto
all'idrogeno.
Ma non è che gli altri paesi siano messi molto meglio: La media UE è di 12,2.
https://it.motor1.com/news/631859/parco-cricolante-auto-europa-alimentazioni/
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Riflessione
n°65 (25-1-2023)
Case
green. Iniziativa da condannare, ma un po’ di conoscenza della situazione non
guasta.
Case green. Io sono contrario all’impostazione
che è stata data dalla UE. Però occorre mettere in campo, se c'è, un po' di
(chiamiamola) capacità analitica e di osservazione.
La Palombelli (e non solo) insiste a dire che le case dei nostri centri
storici dovranno mettere il cappottino coibentante. Evidentemente non è mai
entrata in una casa in un centro storico di qualche secolo fa. Prima del
cemento armato, i muri maestri delle case erano spessi dai 70 cm. ad un
metro. Non hanno certo bisogno di coibentazione. Semmai gli infissi
delle finestre vanno raddoppiate o sostituite con quelle a doppi vetri.
Vivo in una casa popolare all'Ostiense
(Roma), in uno di quei complessi fatti costruire dal sindaco Nathan negli
anni ’10 del secolo scorso. I due muri maestri dei lati lunghi
dell'appartamento (di cui uno esterno) hanno uno spessore di 70 cm. Feci
mettere i doppi vetri una ventina di anni fa. Io non devo fare proprio nulla.
Dei cinque termosifoni di cui è dotato il mio appartamento, viene acceso per
qualche ora, la mattina, quello del bagno e, quando fa molto freddo, quello
del soggiorno per qualche ora la sera. Gli altri sono perennemente chiusi,
compreso quello della camera da letto.
Altra cosa sono le case costruite in cemento
armato dagli anni '40.
PS: Devo precisare cha l'appartamento è esposto tutto a mezzogiorno. Chi ha
occasione di entrare in casa durante una giornata d'inverno ci suggerisce di
abbassare i termosifoni, perché fa troppo caldo. Ma se anche la casa
fosse esposta a nord, il cappottino non servirebbe a nulla perché non
apporterebbe alcun vantaggio.
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Riflessione n°64 (21-1-2023)
Il
giornale. Strumento di informazione della prima metà del scorso
secolo.
Mi sono chiesto: ma quanto vendono i
quotidiani nel luogo deputato, cioè in edicola? In altri termini, quanti sono
i concittadini che ogni giorno si attivano per “acquistare dal loro
giornalaio il loro giornale”?
I dati sono avvilenti. Soprattutto se
confrontati con quelli di un paio di lustri fa.
Curiosità. Negli anni ’20 del secolo scorso,
il Corriere della Sera aveva una tiratura superiore ai due milioni di copie:
le fonti di informazione erano limitate alla sola carta stampata e la radio
ancora non aveva una diffusione tale da poter competere con l’informazione
dei quotidiani. Negli anni ’90, Il Corriere della Sera e La Repubblica
competevano con tirature superiori alle 700mila copie.
21-11-2022 Affari Italiani. Il Domani, chiude
l'edizione cartacea? La smentita del direttore Feltri. De Benedetti vorrebbe
lasciare le edicole e tenere esclusivamente la versione digitale del
quotidiano. Selvaggia Lucarelli: "Voci arrivate anche a me"
Ecco i dati relativi ad alcuni
quotidiani.
Fonte: https://www.blitzquotidiano.it/
Quotidiani
nazionali
|
Copie vendute
in
edicola 9/2022
|
Copie vendute
in edicola 9/2021
|
Copie vendute
in edicola 12/2015
|
Vendite
dicembre
2014
|
Vendite
dicembre
2013
|
Vendite
dicembre
2012
|
Il Corriere d.
Sera
|
150.774
|
154.117
|
213.001
|
236.049
|
263.530
|
304.764
|
La Repubblica
|
88.388
|
103.318
|
216.890
|
244.123
|
279.259
|
329.176
|
La Stampa
|
68.027
|
69.166
|
139.387
|
153.671
|
172.856
|
192.774
|
Il Giornale
|
30.035
|
33.695
|
71.615
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84.760
|
96.149
|
104.643
|
Il Sole 24
Ore
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23.850
|
29.341
|
87.027
|
96.883
|
115.994
|
130.692
|
La Verità
|
26.775
|
26.379
|
|
|
|
|
Il Fatto
Quotidiano
|
24.456
|
24.645
|
35.152
|
37.576
|
45.803
|
46.002
|
Libero
|
20.475
|
20.558
|
33.886
|
35.973
|
43.596
|
50.979
|
Italia Oggi
|
6.490
|
6.930
|
27.028
|
26.875
|
33.902
|
41.603
|
Avvenire
|
5.337
|
5.238
|
21.950
|
20.866
|
21.285
|
20.445
|
|
Riflessione
n°63 (15-1-2023)
Alimentazione
e civiltà.
15-1-2023 AGI. La
dieta mediterranea è la migliore mondo, ma è "sotto attacco".
Esplosione dei costi di produzione, cambiamento climatico e etichette
"terroristiche" minacciano la tenuta del sistema di alimentazione
più salutare per il cuore ed è stata associata a una riduzione della
pressione sanguigna, del colesterolo
11-1-2023 ANSA.
Vino: ok Ue a etichetta Irlanda con avvertenze sanitarie. Roma, Parigi e
Madrid contrarie: 'Ostacolo al mercato interno'
Sosteneva Paracelso, intelligente prima
ancora che uomo di buon senso: “Per l’uomo tutto è veleno. Dipende dalla
dose”. Dopo quasi sei secoli, i barbari del Nord ancora non ci sono arrivati.
Ricordate quando Guzzanti-Funari chiamava
Helmut Khol per sapere se la Germania ce l’avrebbe fatta ad entrare
nell’euro?
“Pronto… scusa Ermu.. te volevo chiede:
secondo te ‘a Germania ja’a fa o gna’a fa? Ah… ma che stai a magna’? Hai
magnato. Ch’hai magnato? Ah.. i briuste.”
Se i barbari del Nord preferiscono “magna’ i
briuste” mangino i briuste. E’ inutile insistere. E’ una questione di
civiltà e non ci saranno insegnamenti che tengano. Lasciamoli tranquilli a
gustare i loro salamacci!
Mi raccontava la responsabile (nonché cuoca)
di un agriturismo vicino Deruta, che il novembre precedente aveva avuto a
pranzo - nel loro giorno del ringraziamento - un gruppo di americani. Non
chiesero particolari piatti, ma, dopo alcuni piatti umbri, lei si
presentò con due tacchini ripieni, in onore degli ospiti. I quali rimasero
sorpresi sia per l'omaggio della signora che, soprattutto per la qualità
della portata. Coinvolgendo la "cuoca" si misero quindi a parlare
della cucina e dell'attenzione che in Italia si poneva circa il mangiare. La
signora spiegò di aver letto e riflettuto sulla ricetta del tacchino ripieno,
alla quale però aveva apportato due piccole varianti che, evidentemente
avevano avuto successo. La piacevole conversazione fu interrotta bruscamente
dal commento di uno dei commensali il quale, con una punta di astio, informò
la nostra cuoca (e ricordò ai connazionali) che in America, le signore non
"avevano tempo da perdere in cucina!"
Ecco chiarita la differenza di civiltà: noi
mangiamo secondo l'esperienza e le invenzioni secolari di chi vede la cucina
come un laboratorio alchemico e inventa e prova varianti per il solo
piacere di migliorare quello che porta in tavola, proprio come un alchimista
alla ricerca della pietra filosofale. Non a caso il procedimento operativo in
cucina ha lo stesso nome di quello dallo speziale e, oggi, dal farmacista:
ricetta. E molto spesso si ricavano eccellenze da prodotti poveri ( o
rifiutati dai consumatori o invendibili). Basti pensare alle ricette ricavate
- con grande intelligenza e sapienza - da prodotti quasi di scarto. A Roma è
sufficiente ricordare la coda alla vaccinara, la pajata. E che dire
della poverissima focaccia ligure che, grazie agli alchimisti genovesi,
ha raggiunto vette sublimi partendo semplicemente da acqua, farina, sale e
olio, con la semplice aggiunta dei profumi del posto e farcibile, sia calda
che fredda, a piacere? E della pizza napoletana?
Questa è quindi la differenza tra civiltà e
barbarie: nelle nostre cucine operano da secoli alchimisti (uomini e,
soprattutto, donne). Nella cucina dei barbari, dove si perderebbe tempo, sono
dominanti le salutari scatolette e i relativi apriscatole, magnifici nella
loro variante elettrica.
Quanto al vino, visto che i ns.
esportatori in Irlanda devono cambiare etichetta, inventiamo etichette
con immagini e scritte ironiche, tipo fumetti, che prendano per il culo
gli Irlandesi. Tipo, Tex Willer che esclama: "Vino rosso non avrai il
mio scalpo!"
Se le etichette si rinnovano e cambiano
spesso, potrebbero creare una moda da collezione. E regaleremo loro
anche l'album per raccoglierle...
Se poi i barbari del Nord pensano di
risolvere i loro problemi di alcolismo con iniziative da stato etico, tanto
paternalistiche quanto false e diseducative, sbagliano: Non con la sola
comunicazione (sbagliata) risolvono i problemi dei loro concittadini dediti
all'alcol, ma con informazione corretta ed educazione fin nelle scuole.
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Riflessione
n°62 (14-1-2023)
Cambiamenti
climatici e azioni dell’uomo
Ricordate quando, oltre 40 anni fa, scoprimmo
il buco dell'ozono? La colpa fu annessa quasi immediatamente alle attività
umane. Nel caso specifico, fu individuato il freon quale causa
principale della distruzione dell'ozono, trasformato in ossigeno: il
freon aveva creato un buco nello strato di ozono al di sopra del Polo Sud.
Subito al lavoro per sostituire il freon (usato nelle bombolette spray e nei
frigoriferi) con un gas non aggressivo dell'ozono. Il freon fu messo al
bando nel 1987.
Tutto a posto, dunque? l'uomo condannato ed
il pericolo scampato?
No! Come no?! Abbiamo sostituito – sostenendo
notevoli costi - il distruttivo per l’ozono gas freon prodotto
dall'uomo per le bombolette di deodorante e di lacca fin dal 1987 e il
problema ancora non è risolto?!
Proprio così. La Nasa ha calcolato che il
buco creatosi nel 2021 è tra i più grandi mai osservati e tra i più longevi.
Insomma, ogni anno da agosto ad ottobre si crea il buco che poi tende a
rimarginarsi nel tempo. A metà anni ’70, molti scienziati sostenevano che
sarebbero occorsi 40 anni per veder chiudersi il buco
dell’ozono…..
In conclusione, io credo che abbiano ragione
quegli scienziati che considerano l'influenza delle attività umane non
incidere massicciamente nei cambiamenti climatici. Alcuni scienziati
valutano che quell’incidenza non vada oltre il 5 per cento. Al resto pensano
i cicli della natura.
è https://atmosphere.copernicus.eu/sites/default/files/2022-09/CAMS_ECMWF%20Ozone%20layer%20newsflash%202022_ITA.pdf
è https://www.iconaclima.it/salute-del-pianeta/atmosfera/buco-ozono-2021/
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Riflessione
n°61 (6-1-2023)
Microcosmo
famiglia e macrocosmo società.
Mi interrogavo sulle differenze tra
l'adolescenza della mia generazione (prima metà degli anni '60) e gli
adolescenti di oggi. In particolare mi chiedevo perché molti ragazzi di
oggi si comportino come se la società attuale fosse senza autorità, con la
possibilità, quindi, di avere praticamente la man salva (così credono)
su qualsiasi comportamento adolescenziale.
Sono arrivato a questa conclusione (generalizzo
per semplicità di analisi): "ai miei tempi" la famiglia riproponeva
le strutture gerarchiche della società, con l'individuazione precisa del
ruolo dei genitori quale autorità (non interessa in questo momento se quel
ruolo era imposto con autoritarismo o autorevolezza) in grado di
gestire le gerarchie familiari con i figli in posizione subordinata da essi
normalmente accettata. In altri termini, la famiglia di noi adolescenti altro
non era che il microcosmo del macrocosmo rappresentato dalla società. Altro
non era che un allenamento al nostro futuro divenire cittadini. Al contrario,
gli adolescenti di oggi vivono e crescono in famiglie che, troppo spesso, non
sono in grado di fornire la concezione di autorità, tanto meno di offrire
loro una educazione utile. Molti genitori, complessati dal fatto che vedono
poco i figli, tendono a ricompensare se stessi con la giustificazione
che i genitori devono essere non educatori, ma "amici" della prole.
Da troppe famiglie, quindi, i ragazzi che si affacciano alla società non sono
"avvisati" che quella società è libera perché si è data delle
regole, imposte da chi riveste il ruolo di autorità in grado di farle
rispettare. Ritengono quindi che, come i loro "genitori-amici",
quell'autorità sia obbligata a riconoscere la loro mansalva in ogni
manifestazione sociale: dal comportamento da bulli, alle garrule violazioni
delle regole, col solo piacere di violarle, all'insofferenza per ogni
inquadramento comportamentale. E si meravigliano se le loro azioni vengono
invece sanzionate e gli autori colpiti da penalità: ma come? mio padre mi
rassicurava che se mi avessero bocciato a scuola, avrebbe fatto ricorso al
TAR, che avrebbe preso di petto il professore se si fosse azzardato a
rimproverarmi in classe, a darmi troppi compiti, a mettermi una nota sul
registro o a sospendermi per aver bullizzato un compagno di classe ed ora
qualcuno vuole sanzionarmi perché con gli amici ci siamo divertiti a prendere
di petto l'anziano del quartiere, solitario, impedito e indifeso, o a picchiare
chi si azzarda a guardare in un certo modo la compagna o il
compagno. Insomma, ho diritto ad avere il Reddito di cittadinanza senza
lavorare così come il "genitore-amico" (troppo spesso assente) mi
diceva essere un mio diritto avere i 10, 20 o 50 euro a fine settimana
per i miei divertimenti. E per sua assoluzione consolatoria .
Oggi la proiezione del microcosmo famiglia
non è più coincidente con le caratteristiche del macrocosmo società.
Pertanto la famiglia non allena più l’alunno
e, poi, lo studente alla scuola. La scuola non allena più il cittadino alla
società. Ad insegnargli qualche cosa , bon gré mal gré, ci penserà la vita.
A rimetterci sono anzitutto i ragazzi e, di
conseguenza, l'intera società.
Si dirà: e allora il '68!? Proprio l'aver
assorbito il senso di autorità ci portò a considerare necessario il
sovvertimento di quel concetto, prima in famiglia e poi nello stato. Noi
pensavamo e volevamo un mondo migliore per tutti, non semplicemente punire
gli adulti.
Oggi il massimo del sovvertimento operato
dagli adolescenti è gettare una pentola di minestrone su un quadro di Van
Gog, tanto per far dispetto agli adulti che non vogliono abbassare la
temperatura della Terra.
6-1-2023 Il
Giornale "Cinghiate
della destra ai nostri figli". L'ultima sparata di Concita De Gregorio.
Marco Leardi
Illuminante!
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Riflessione
n°60 (6-1-2023)
Migranti.
I nostri buonisti proprio non ci riescono!
Stavo riflettendo sulla difficoltà di
governare, in Italia, il fenomeno delle migrazioni. Questa
consapevolezza induce i cittadini a due atteggiamenti contrapposti: alcuni
pensano che comunque tutti i migranti debbano essere accolti, anche se
poi sarà molto difficile integrarli; altri ritengono che il fenomeno vada
governato scoraggiando la loro partenza fin dai paesi d'origine, anche alla
luce del fatto che i paesi UE non hanno alcuna intenzione di accoglierne una
parte. Ne è una dimostrazione l'isterismo che ha colpito la Francia per aver
dovuto "accogliere" qualche decina di migranti dopo l'unico sbarco
di una nave ONG in Francia. L'atteggiamento francese è stato giustificato e
“capito” dai nostri "accogliamolitutti" i quali hanno dato la
colpa degli screzi con la Francia all'Italia. Insomma, i buonisti nostrani
hanno approvato l'incazzatura della Francia per una cosa per la quale
l'Italia deve giornalmente provvedere, destinare e accogliere centinaia di
migranti clandestini traghettati dalle navi delle organizzazioni ONG. ONG che
incamerano 3,4 miliardi di euro da Bruxelles anche per i salvataggi dai
marosi di sopravvissuti da naufragi a pagamento.
Sono anni che gli
"accogliamolitutti" tacciano di razzismo, fascismo, nazismo,
qualunquismo coloro che vorrebbero governare il fenomeno. Per questo non se
la sentono di rivedere le loro valutazioni e adottano tre atteggiamenti
autoassolventi.
1) Si limitano a considerazioni
esclusivamente quantitative: che volete che siano 100mila ingressi l'anno per
un paese come il nostro di quasi 60 milioni di abitanti, oltretutto con un
bilancio demografico negativo? Però, ancora una volta, si limitano a valutazioni
quantitative: emigrano 120mila Italiani ed entrano 104 mila migranti. Si
guardano bene dall'informare (e forse informarsi) che vanno via nostri
laureati (medici, architetti, ingegneri, ricercatori ecc.) ed entrano
migranti che, essendo poco o nulla qualificati, andranno ad ingrassare la
malavita (spaccio e prostituzione) e - quando va bene - il
caporalato.
2) Si autocensurano sulla qualità della
nostra capacità di accoglienza e di integrazione e cassano dalla loro
vita quanto accade ai migranti dopo lo sbarco, soprattutto non vogliono
sapere quanti miliardi di euro paghiamo agli "accoglienti"
prelevandoli dall'Erario.
3) Infine, fanno finta (mi auguro) di non
capire la differenza tra numero dei “richiedenti asilo”, che possono
essere arrivati anche anni prima della richiesta, e numero di immigrati
clandestini. Parallelamente mistificano il dato del contributo degli
immigrati al PIL nazionale non chiarendo che il contributo stesso è
appannaggio degli immigrati regolarmente integrati da anni e non anche di
quelli clandestini ed irregolari.
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Riflessione
n°59 (3-1-2023)
Embedded.
A loro insaputa?
A loro insaputa! E' strabiliante come sia stato
facile per la casta acquisire come embedded un direttore di giornale come
Piero Sansonetti che si autodefinisce "vecchio comunista". Ormai è
quasi giornalmente presente nei TG (ore 19) e nei talkshow di Rete Quattro.
Ritiene oltretutto di poter aspirare alla direzione dell'Unità quotidiano
Lazzaro/comunista fondato da Antonio Gramsci, risuscitato due o tre volte
senza mai rispondere alle cure. Al di là dei Caroselli a favore del Cavaliere
("grande statista" che "avrebbe meritato il dicastero della
giustizia"), commentando il Qatargate dimostra di aver ben assorbito e
riproposto ai gonzi, il concetto di "garantista" così come fatto
passare dalla casta: finché non ci sono condanne i politici (a cui si sono
subito accodati i grand commis) devono restare al loro posto e - nel caso di
specie - la presidente Metsola deve difenderli dai magistrati belgi
dipietreschi, invadenti e prepotenti. Da anni, la casta ha convinto i
cittadini gonzi che essere garantisti significhi attendere i tre gradi di
giudizio per poter decidere la sorte di un imputato. Ha dovuto, però,
parallelamente soffocare con cura mediatica professionale, il concetto di
"opportunità", nel nostro caso "politica", infamandolo
come "giustizialismo". Per chiarire il concetto, ripropongo un
esempio: se la baby sitter di vs. figlio è inquisita per pedofilia, che cosa
fate? Convincete vostra moglie ad attendere la Cassazione prima di
sostituirla o ritenete che sia più "opportuno" sostituirla subito?
Dice: ma che c'entrano le sorti di un bambino! Bene! Mentre la baby sitter
condiziona le sorti di un bambino, il politico condiziona, oltre all'infanzia
del bambino, la sua vita futura, la sua crescita culturale, la società in cui
si inserirà come cittadino e lavoratore, la sua famiglia, la vita dei genitori,
il loro lavoro, la loro cultura, il loro tempo libero, la salute di tutti, la
loro vecchiaia, la loro pensione, la società in cui vivono ecc. Ma i
garantisti sono spesso ottusi e dichiarano che fino alla condanna, contro
ogni evidenza e contro ogni buon senso di opportunità, il politico (come il
grand commis) deve restare al suo posto. La posizione in divenire di Piero
Sansonetti è molto interessante e me la sto studiando da tempo.
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